Milo e Bruno raccontano · Teatri Riflessi 2026

Quindici minuti, molti incontri

L’undicesimo Concorso Internazionale di Corti Performativi: undici opere arrivate a Zafferana Etnea, sei finaliste, decine di sguardi diversi. Ma soprattutto una settimana in cui una performance può incontrare persone che la accompagneranno altrove.

539 candidature60 Paesi di provenienza delle candidature11 opere selezionate16–19 luglio 2026

BRUNO — Ho guardato le fotografie della finale. Luci, gente, abbracci. E poi una quantità di premi che non riesco nemmeno a contare.

MILO — Ti ricordi che nel capitolo precedente avevamo lasciato il Concorso fuori dal racconto?

BRUNO — Certo. Perché non bastava una pagina con i nomi dei vincitori.

MILO — Esatto. Le cose decisive cominciano prima della premiazione. A volte prima ancora che le opere arrivino in Sicilia.

Prima dell’applauso, una scelta

Il bando per l’undicesima edizione si chiude il 1° novembre 2025. Arrivano 539 candidature da 60 Paesi: creazioni di danza, teatro, teatro fisico e performance che non devono rispondere a un genere prestabilito. La selezione finale porta a Zafferana undici corti, ciascuno della durata massima di quindici minuti.

Non sono frammenti messi in fila per riempire una serata. Teatri Riflessi difende da anni la forma del corto performativo come opera autonoma, con una propria drammaturgia, una propria urgenza e una propria capacità di incontrare chi guarda. Quindici minuti non sono una promessa di spettacolo: sono già teatro, danza, scrittura scenica.

La selezione non consiste soltanto nel decidere chi salirà sul palco. Significa assumersi la responsabilità di quali linguaggi far incontrare al pubblico, in un luogo dove la possibilità di vedere creazioni contemporanee internazionali non può essere data per scontata.

Non puoi scegliere ciò che non sai che esiste. Il Concorso rende questa frase una pratica: undici modi radicalmente differenti di stare sulla scena diventano accessibili nello stesso territorio e nelle stesse giornate.

BRUNO — E i 528 che non sono arrivati?

MILO — Restano 528 candidature, non «opere perdenti». Un bando registra anche le possibilità che una selezione, per limiti di tempo e risorse, non riesce ad accogliere.

BRUNO — Quindi già i numeri raccontano una scelta difficile.

MILO — E anche quanto sia grande il mondo che prova a entrare in relazione con un piccolo comune sull’Etna.

Gli artisti si presentano durante i TRForum di Teatri Riflessi 2026
Le presentazioni dei lavori: chi crea racconta il proprio percorso a chi li sta scoprendo.

14 e 15 luglio: arrivare, provare, riconoscersi

Le compagnie sono convocate a Zafferana a partire dal 14 luglio per le prove, prima delle due semifinali del 16 e 17. È un impegno che non coincide con il tempo sul palco: ci sono gli spazi da conoscere, le persone della tecnica con cui lavorare, gli altri artisti, gli operatori e il pubblico che progressivamente abitano gli stessi luoghi.

Le schede organizzative raccontano una cosa importante: ogni lavoro selezionato riceve un cachet e può ottenere un contributo per il viaggio. Non è un dettaglio secondario. Perché l’internazionalità non resti una parola, bisogna rendere materialmente possibile la presenza degli artisti.

Nel corso della settimana il programma affianca alle rappresentazioni i TRForum, le pratiche condivise e un incontro di feedback e networking con le commissioni previsto per domenica 19. Accanto al confronto pubblico esistono tempi diversi, meno visibili: la prova, l’attesa, la domanda fatta direttamente a un altro artista, la conversazione che può continuare dopo la partenza.

Il 18 luglio Harry Koushos, uno dei performer in concorso, porta una propria pratica all’incontro aperto realizzato con Shared Training Catania. Non è semplicemente un’attività aggiunta al programma: chi ha presentato un’opera condivide anche parte della ricerca che la rende possibile.

Le undici opere, non soltanto le sei della finale

La prima semifinale si tiene il 16 luglio, la seconda il 17 luglio. I lavori hanno forme e provenienze diverse: un monologo che attraversa il lutto con la comicità, un duo su pattini in linea, due corpi che cercano un linguaggio comune, un solo che mette in discussione i divieti imposti al movimento, un teatro fisico che usa la risata per smontare le convenzioni dell’intimità.

Nessuna delle undici opere scompare dal racconto perché non ha ricevuto un premio. Le presentiamo tutte: ogni scheda rinvia alla pagina ufficiale, con i crediti e i materiali disponibili.

16 luglio · Italia

Lori

Nicoletta Nobile

Un elogio funebre che non si lascia definire: è per Lori, per Renato, per una vita intera? Nicoletta Nobile costruisce un monologo in cui il ricordo passa continuamente attraverso il comico. La memoria è intima, ma il teatro la espone, la incrina, la rende condivisibile.

Scrittura, regia e interpretazione: Nicoletta Nobile; sguardo artistico: Rita Frongia; produzione: Drama Teatro.

Scheda ufficiale in inglese e materiali dell’opera ↗

16 luglio · Polonia

Ki

Ki Collective · Iga Włodarczyk e Katarzyna Zakrzewska

Due interpreti seguono impulsi e segnali che precedono le decisioni consapevoli. Un respiro, un tremore, una variazione della presenza diventano materia coreografica. Ki interroga ciò che il corpo conserva e il modo in cui due persone possono avvicinarsi anche senza toccarsi.

Coreografia e interpretazione: Iga Włodarczyk e Katarzyna Zakrzewska; luci: Franciszek Bednarczyk.

Scheda ufficiale e materiali dell’opera ↗

16 luglio · Germania

Walking on two

Mica Kupfer

Un corpo prova a liberarsi delle proprie abitudini. Mica Kupfer smonta e ricompone gesti, equilibri e automatismi; la danza procede come un esperimento sulla capacità del movimento di produrre una propria poesia, oltre la logica con cui generalmente lo riconosciamo.

Creazione e interpretazione: Mica Kupfer; accompagnamento musicale: Yaniv Hayoun; musica: Arvo Pärt, Fratres.

Scheda ufficiale e materiali dell’opera ↗

16 luglio · Marocco / Francia

Nari Chtaht

Compagnie Masse Art · Moad Haddadi

Il ventre, spesso sorvegliato da codici sociali e culturali, diventa il centro di un gesto di resistenza. Moad Haddadi lavora sul controllo e sulla liberazione del movimento, sulle memorie che attraversano il corpo e sul desiderio di danzare anche quando questo desiderio incontra un divieto.

Ideazione, coreografia e interpretazione: Moad Haddadi; suono: Lara Odin e Moad Haddadi.

Scheda ufficiale in inglese e materiali dell’opera ↗

16 luglio · Corea del Sud

Tuning

Lucas Crew · Minsu Kim

La struttura e la tensione del tamburo taiko suggeriscono una coreografia fatta di ritmo, ripetizioni, squilibri e rilasci. L’idea di «accordare» un corpo diventa paradossale: non c’è una forma definitiva, ma una negoziazione continua tra controllo e libertà.

Coreografia: Minsu Kim; interpreti: Ayane Nakamura e Minsu Kim; drammaturgia: Oskar Heyer; musiche originali: Sacul Werc.

Scheda ufficiale e materiali dell’opera ↗

16 luglio · Svizzera / Francia

L’albâtre

Clara Delorme

Bianco su bianco. Nel solo di Clara Delorme il corpo può suggerire una creatura animale, una materia anatomica, una presenza che nasce oppure si congeda. Respiro, immobilità, sospensione e minuscole trasformazioni costruiscono una drammaturgia senza bisogno di parole.

Coreografia e interpretazione: Clara Delorme; luci: Léo Garcia; sguardo esterno: Nicole Seiler.

Scheda ufficiale e materiali dell’opera ↗

17 luglio · Francia

Entanglement

Oktawia Ścibior e Samory Ba

Due corpi sui pattini in linea trasformano lo scivolamento in linguaggio coreografico. L’influenza reciproca non è un tema illustrato: attraversa il rischio, la velocità e la precisione dei gesti. Il riferimento all’entanglement quantistico apre domande sui legami e sulle loro trasformazioni.

Ideazione, coreografia e interpretazione: Oktawia Ścibior e Samory Ba; produzione: Slippery Art Project; coproduzione: La Briqueterie CDCN du Val-de-Marne.

Scheda ufficiale e materiali dell’opera ↗

17 luglio · Italia

settembre non arriverà mai

Noemi Piva

Da bambine e bambini riceviamo spiegazioni sul mondo. Alcune si rivelano false, altre restano con noi senza che ce ne accorgiamo. Noemi Piva usa il movimento, la voce e la musica dal vivo per domandarsi quando e come cominciamo a scegliere ciò che abbiamo ereditato.

Progetto e interpretazione: Noemi Piva; musiche dal vivo: Lorenzo Minozzi; sostegno alla scrittura: Giovanni Onorato; produzione: Sosta Palmizi.

Scheda ufficiale e materiali dell’opera ↗

17 luglio · Cipro / Grecia

The day after

Harry Koushos

Un corpo fra le macerie di ciò che credeva certo. Il proprio busto scolpito diventa peso, presenza e interlocutore; ripetizioni e oscillazioni rendono visibile il conflitto fra ciò che abbiamo ricevuto e ciò che vogliamo scegliere. Video e parola registrata avvicinano il pubblico a questa conversazione con sé stessi.

Coreografia e interpretazione: Harry Koushos; testo e drammaturgia: Eleni Moleski; scultura: Katerina Mavridi.

Scheda ufficiale in inglese e materiali dell’opera ↗

17 luglio · Canada / Germania

2 Things Existing at Once

Ria Girard

Che cosa succede se due verità opposte possono stare nello stesso spazio? Ria Girard propone una ricerca coreografica sulla polarità senza obbligare il gesto a prendere posizione: tenerezza, gioco e contraddizione provano a convivere, sottraendosi alla logica del conflitto binario.

Coreografia: Ria Girard; cast indicati nella scheda ufficiale: Marta Maestrelli, Christian Lavigne e, in alternativa, Terra Kell.

Scheda ufficiale e materiali dell’opera ↗

17 luglio · Germania

Living the Schatz Life

Schatz&Schatz · Fine Kroke e Alexandra Entenmann

Un duo queer di teatro fisico affronta l’intimità di coppia come un territorio dove desiderio, lotte di potere, equivoci e aspettative continuano a scontrarsi. Fine Kroke e Alexandra Entenmann usano precisione corporea, slapstick e comicità per interrogare stereotipi e contraddizioni della convivenza.

Creazione e interpretazione: Fine Kroke e Alexandra Entenmann.

Scheda ufficiale e materiali dell’opera ↗

BRUNO — Non sembrano undici versioni della stessa cosa.

MILO — Sarebbe stato un problema se lo fossero. Una serata può mettere vicini lo slapstick e una scrittura della memoria, il ritmo di un taiko e il quasi-silenzio di un corpo bianco. Non sono linguaggi intercambiabili.

BRUNO — E nemmeno bisogna per forza trovarli tutti belli nello stesso modo.

MILO — Finalmente una cosa su cui siamo perfettamente d’accordo.

Gli undici corti, di nuovo davanti agli occhi

Tutte le opere del Concorso tornano in questo video recap del 2026, custodito nell’archivio di IterCulture. È un montaggio degli undici lavori in gara, non la ripresa integrale degli spettacoli: un modo per ritrovare i loro corpi, le loro immagini e le differenze tra i linguaggi.

Apri il video recap originale su Google Drive ↗

Bruno ci prova: riconosci l’opera dietro ogni premio?

BRUNO — Possiamo fare almeno un giochino per vedere se ho riconosciuto le opere?

MILO — Sì. Ma puoi scegliere lo stesso corto più volte: in scena nessuno ha stabilito che un’opera possa meritare una cosa sola.

Hai appena conosciuto tutte le undici opere. Prova ad associare i nove riconoscimenti proclamati a luglio: ogni titolo può essere scelto più volte. Nessuna risposta viene anticipata qui; il palmarès arriverà molto più avanti nel racconto. Il gioco è facoltativo.

Fonti della ricostruzione: pagine ufficiali di Teatri Riflessi 11 e delle singole opere, programma e registri IterCulture 2026, comunicato stampa del palmarès, rassegna stampa, fotografie e video del Festival. Le immagini delle premiazioni e il recap delle undici opere provengono dall’archivio condiviso da IterCulture.

Le persone che guardano cambiano la conversazione

Teatri Riflessi non mette gli artisti davanti a un’unica giuria astratta. Nel 2026 convivono la Commissione Programmazione, formata da figure della direzione artistica, della circuitazione e delle residenze; la Commissione Ricerca & Critica, composta da giornalisti, studiosi e critici; la Giuria della Finale, la Giuria Giovani e la comunità Comizi. La loro presenza non cancella le differenze di sguardo: le fa incontrare.

Nei TRForum del 16, 17 e 18 luglio artisti, commissioni, giovani, cittadini e pubblico si confrontano sulle opere. Non è un rito in cui il parere esperto viene semplicemente trasmesso agli altri. Le domande del pubblico e di chi si avvicina per la prima volta alla danza contemporanea possono spostare il discorso; la critica può entrare nella composizione; chi programma può ragionare sulle possibilità concrete di presentare un lavoro in un contesto differente.

Il 19 luglio, prima della finale, è previsto anche un momento di feedback e networking fra compagnie e commissioni. Parlare di «opportunità» ha senso soprattutto qui: quando un artista incontra interlocutori capaci di seguirne la ricerca oltre una singola esibizione.

Programmare e far circolare

Dai circuiti regionali italiani alle realtà internazionali: Circuito CLAPS, EN-KNAP / Španski borci, Derida Dance Center, Galway Dance, Festival Cluny Danse, Teatro Victoria e altre strutture presenti nella Commissione Programmazione.

Studiare, discutere, restituire

La Commissione Ricerca & Critica porta prospettive diverse: giornalismo culturale, ricerca universitaria, danza e drammaturgia. Il confronto con le giurie territoriali rende questa pluralità ancora più concreta.

Le due commissioni · tutti i nomi dell’edizione 2026

Commissione Programmazione

  • Alessandro Bevilacqua · Teatro Comunale di Vicenza
  • Paolo Brancalion · L’Arboreto
  • Pier Giacomo Cirella · Teatro Comunale di Vicenza
  • Igor Colussi · ATER Fondazione
  • Luisa Cuttini · Circuito CLAPS
  • Lucia Carolina De Rienzo · COORPI
  • Rita Di Leo · Fondazione Federico Cornoni / Canile Drammatico
  • Kristyn Fontanella · Galway Dance
  • Angela Fumarola · Fondazione Armunia
  • Christel Grillo · Cantieri Danza / Network Anticorpi XL
  • Iztok Kovač · EN-KNAP / Španski borci
  • Atanas Maev · Derida Dance Center
  • Roberto Manca · InterAgendo
  • Marco Burchini · Fabbrica Europa
  • Sergio Meggiolan · La Piccionaia
  • Amr Naiem · Festival Cluny Danse
  • Valentina Romito · Umbria Danza Festival
  • Gabriella Stazio · Movimento Danza / REACT
  • Roberto Torres Rodriguez · El Teatro Victoria
  • Ho Sik Yu · New Dance For Asia

Commissione Ricerca & Critica

  • Mario Bianchi
  • Corinne Bove
  • Giovanna Caggegi
  • Ariadne Mikou
  • Greta Pieropan
  • Alessandro Pontremoli
  • Isabella Terruso

Ruoli e affiliazioni secondo la pagina ufficiale di TR11.

Luisa Cuttini ai TRForum di Teatri Riflessi 2026
Luisa Cuttini, Circuito CLAPS, durante i TRForum.

Le fotografie degli incontri mostrano l’altra geografia del Concorso: chi presenta una ricerca, chi prende appunti, chi ascolta con l’aiuto dell’interpretariato e chi trova il tempo di parlarsi fuori dalla scena.

BRUNO — Ma tutte queste persone devono mettersi d’accordo?

MILO — Per alcuni premi sì. Per le opere, invece, è più interessante che non guardino tutto nello stesso modo. Chi programma può vedere una possibilità di tournée; chi studia la scena può riconoscere un esperimento drammaturgico; una persona dei Comizi può chiedersi se quell’artista potrebbe tornare a lavorare con la comunità.

BRUNO — Quindi una buona domanda può essere importante quanto un voto.

MILO — E qualche volta dura molto di più.

18 luglio: vengono scelte le sei opere finaliste

Dal confronto tra 30 direttori di festival e teatri, critici e studiosi internazionali emergono sei opere finaliste: settembre non arriverà mai, Nari Chtaht, Living the Schatz Life, L’albâtre, Tuning e Ki. Torneranno in scena domenica 19 luglio. Il numero delle finaliste è confermato dal comunicato conclusivo del Festival; alcune pagine di programma, predisposte in precedenza, ne indicavano ancora cinque.

La selezione finale riguarda una serata, non il valore assoluto dei lavori. Le commissioni continuano a poter attribuire i premi di categoria anche a un’opera rimasta in semifinale. Nel frattempo la giornata del 18 ospita altri corpi, altre domande: Lampyris Noctiluca di Aristide Rontini e Suspended Chorus di Silvia Gribaudi, seguiti da una conversazione sulla rappresentazione e sull’accessibilità della scena.

Questo contesto conta. Le opere del Concorso non sono chiuse in una gara separata dal resto del Festival: condividono spazi, pubblico e discussioni con le altre azioni di Teatri Riflessi.

19 luglio: la finale non cancella quello che è successo prima

La serata conclusiva si svolge al Teatro Falcone e Borsellino, davanti a gradinate gremite. Le sei opere finaliste tornano davanti a spettatori, commissioni, Giuria Giovani e Comizi. Alla valutazione professionale si sommano altri sguardi, secondo il regolamento del Concorso: non tutti hanno visto gli spettacoli dalla stessa posizione, e proprio questa pluralità entra nella decisione.

La finale è una festa, ma sarebbe riduttivo attribuirle tutto ciò che il Festival ha costruito. Il momento della proclamazione arriva dopo prove, incontri, confronti pubblici, riunioni di giuria, feedback e conversazioni che possono avere un seguito anche lontano da Zafferana.

Il pubblico rimasto dopo mezzanotte al termine della finale del Concorso 2026
Il pubblico ancora sulle gradinate dopo mezzanotte, alla conclusione della lunga finale.

La convergenza fra sguardi diversi trova un esempio particolarmente netto in Living the Schatz Life. Fine Kroke e Alexandra Entenmann ricevono il premio per il Miglior Corto e quello per la Miglior Interpretazione, ma anche il Premio del Pubblico e il Premio delle Compagnie: quattro riconoscimenti che arrivano da prospettive differenti. Nel loro teatro fisico, la precisione del movimento e l’ironia danno forma alle contraddizioni dell’intimità di coppia. Che a riconoscersi in quel lavoro siano stati spettatori, artisti e operatori è un fatto più interessante del semplice numero di premi.

Le possibilità che partono da Zafferana

Un Concorso internazionale si misura anche in quello che accade dopo. Le occasioni emerse nel 2026 attraversano diversi Paesi, festival, circuiti e forme di sostegno alla ricerca. Non sono semplici targhe: sono relazioni professionali che possono trasformarsi in nuove presentazioni, residenze, produzioni e incontri con altri pubblici.

  • Santa Cruz de Tenerife · El Teatro Victoria. Nari Chtaht di Moad Haddadi viene scelto per un riconoscimento di programmazione; anche TILT di Ilenia Romano, fuori concorso, riceve un invito per il festival Cuadernos Escénicos.
  • Lubiana · EN-KNAP / Španski borci. Iztok Kovač indica per la stagione 2027 L’albâtre e Living the Schatz Life.
  • Sofia · Derida Dance Center. Atanas Maev offre a Moad Haddadi un’occasione di spettacolo o residenza artistica.
  • Lombardia · Circuito CLAPS. Luisa Cuttini annuncia la disponibilità ad accogliere tre opere nella programmazione del Circuito Multidisciplinare; l’individuazione delle opere è distinta dall’annuncio fatto durante il Festival.
  • Torino · COORPI. Lucia Carolina De Rienzo seleziona tre opere — Ki, Nari Chtaht e Living the Schatz Life — per l’ulteriore scelta di una residenza nella primavera 2027 finalizzata a un film di danza con il tutoraggio della regista Alla Kovgan.

L’incontro con una rete professionale conta anche quando non porta immediatamente a una data: conoscere il lavoro di un’altra persona, comprenderne il processo creativo, rimanere in contatto sono parte della circuitazione possibile. Per questo Teatri Riflessi non si esaurisce nella settimana del Festival.

I premi della finale: il palmarès di Teatri Riflessi 11

Resta naturalmente una parte importante della storia: i riconoscimenti assegnati a luglio. Qui li raccogliamo in un archivio consultabile, senza confonderli con le opportunità di circuitazione e con i percorsi di ricerca che avranno tempi diversi.

  • Miglior Corto · € 1.200 Living the Schatz Life — Fine Kroke e Alexandra Entenmann.Valutazione congiunta di commissioni, giurie e rappresentanze del pubblico.
  • Miglior Interpretazione · € 500 Living the Schatz Life — Fine Kroke e Alexandra Entenmann.Commissione Programmazione.
  • Miglior Regia · € 500 Nari Chtaht — Moad Haddadi.Commissione Programmazione.
  • Premio Ricerca & Critica · € 500 Nari Chtaht — Moad Haddadi.Commissione Ricerca & Critica.
  • Miglior Drammaturgia · € 500 L’albâtre — Clara Delorme.Commissione Ricerca & Critica.
  • Fondo «Valentina Nicosia» · € 500 Ki — Iga Włodarczyk e Katarzyna Zakrzewska.Scelta delle Commissioni Programmazione e Ricerca & Critica.
  • Premio della Giuria Giovani Lori — Nicoletta Nobile.
  • Premio del Pubblico Living the Schatz Life — Fine Kroke e Alexandra Entenmann.
  • Premio delle Compagnie Living the Schatz Life — Fine Kroke e Alexandra Entenmann.

Le differenti motivazioni testimoniano che il giudizio artistico non è unico: si può riconoscere una scrittura, una regia, un’interpretazione, una prospettiva di ricerca oppure la capacità di aprire un rapporto con il pubblico. E il premio non esaurisce il rapporto che, intorno all’opera, può nascere fra chi crea, chi guarda e chi programma.

La premiazione nelle fotografie dell’archivio

Dagli annunci alle consegne, fino alle persone riunite sul palco: ecco la sequenza fotografica della premiazione del 19 luglio. Ogni immagine apre il file originale condiviso da IterCulture.

Il Premio Sandra Bressan: decidere di incontrarsi ancora

Il Fondo Sandra Bressan per la Ricerca, del valore di € 1.500, segue una logica diversa dai riconoscimenti proclamati sul palco. La comunità Comizi sceglie una delle artiste o uno degli artisti incontrati durante il Concorso per invitarla o invitarlo nuovamente in Sicilia, questa volta a lavorare direttamente con le persone del territorio.

La scelta matura dopo la conclusione del Festival. Fra la fine di luglio e l’inizio di settembre, il gruppo continua a confrontarsi con Giuliana Agata Trovato, Valerio Verzin, Robertavenera Gambino e Dario D’Agata sulle proposte e sulle possibilità di lavoro con la comunità. La decisione è per Clara Delorme, che a luglio aveva presentato L’albâtre.

Da L’albâtre a Nous disons au revoir

L’invito non consiste nel riportare semplicemente in scena il corto visto a luglio. Il nuovo progetto, Nous disons au revoir / Diciamo addio, nasce dal desiderio di affrontare insieme il lutto e il congedo attraverso il pianto corale, il corpo e il rito. Il percorso con i Comizi è previsto per novembre, con una restituzione pubblica il 14 novembre 2026.

Al momento in cui scriviamo, quella restituzione è ancora futura: il suo significato sta già nella decisione collettiva di passare dal ruolo di spettatori a quello di persone coinvolte in una nuova creazione.

Il progetto di Clara Delorme con la comunità Comizi ↗

BRUNO — Quindi Clara ha vinto due cose diverse?

MILO — A luglio L’albâtre ha ricevuto il premio per la drammaturgia. Dopo, i Comizi hanno scelto di lavorare con Clara a una creazione nuova.

BRUNO — Una cosa è riconoscere un lavoro. Un’altra è dire: vogliamo rivederci e farne uno insieme.

MILO — Esattamente. Qui la seconda cosa è forse la più importante.

INNESTI Grifeo: un’altra scelta, un altro territorio

Durante il Festival viene comunicata anche la selezione delle residenze INNESTI Grifeo, effettuata da IterCulture insieme all’amministrazione del Comune di Petralia Sottana. Non è la stessa procedura del Premio Sandra Bressan e non va confusa con i voti delle giurie del Concorso.

I progetti scelti sono quelli di Federico Mattioli, attorno alla memoria delle lingue e delle voci, e Valeria La Bua, con Macondo a Petralia. Le loro residenze spostano il lavoro di ricerca verso le Madonie e le comunità locali. Le ritroveremo nel prossimo capitolo, insieme alla stagione autunnale di Teatri Riflessi.

Premi e opportunità che a ottobre hanno ancora una storia da scrivere

Non tutte le decisioni si esauriscono a luglio. Al 11 ottobre 2026, sulla base delle comunicazioni fin qui documentate, restano da precisare gli esiti della scelta delle tre opere da ospitare tramite Circuito CLAPS con Luisa Cuttini e dell’opera che, fra Ki, Nari Chtaht e Living the Schatz Life, accederà alla residenza COORPI con Alla Kovgan nella primavera del 2027. Non anticipiamo esiti che le fonti non documentano.

Il Premio Sandra Bressan ha invece già prodotto una scelta: Clara Delorme. La nuova creazione, però, deve ancora avvenire. È questa la differenza fra la conclusione di una selezione e il futuro del lavoro che da quella selezione nasce.

Quello che rimane, oltre i riconoscimenti

Il Concorso Internazionale di Corti Performativi non è soltanto un momento del calendario estivo di Teatri Riflessi. Permette a creazioni autonome di confrontarsi con pubblici diversi, a ricercatori e programmatori di conoscere lavori che possono continuare altrove, alla comunità locale di diventare parte attiva delle scelte. Per alcune persone è il primo incontro con un’opera; per altre, il punto in cui una relazione professionale prende forma.

Le date contano: 14 e 15 luglio le prove, 16 e 17 le semifinali, 18 l’annuncio delle finaliste, 19 la finale. Ma nessuna cronologia restituisce interamente i tempi degli incontri. Alcuni risultati si vedono subito. Altri hanno bisogno di mesi, di un nuovo invito, di una residenza o anche soltanto di continuare a parlarsi.

BRUNO — E allora come si archivia una cosa che non è finita?

MILO — Si scrive quello che sappiamo, si tengono aperti i collegamenti e si torna a cercare quando le storie proseguono.

BRUNO — Mi piace. Però le fotografie le teniamo?

MILO — Quelle sì. Anche perché, per una volta, in fotografia ci sei quasi sempre tu che guardi qualcun altro.

Artisti e operatori a un momento informale condiviso durante il Festival
Artisti e operatori al brunch prima del Concorso: anche questi intervalli permettono di incontrarsi.

Rivedere, ascoltare, ritrovare

Le immagini del Festival aiutano a tornare dentro le giornate; i resoconti della stampa ne restituiscono sguardi differenti. Il video conclusivo raccoglie momenti dell’intera edizione, non è la registrazione integrale delle undici opere del Concorso.

La stampa, dopo la finale

Fonti documentali per questa ricostruzione: pagine ufficiali di Teatri Riflessi 11 e delle singole opere, programma e registri di attività IterCulture 2026, articoli di stampa citati, archivio fotografico del Festival. Le fotografie sono collegate ai file dell’archivio già utilizzati nel precedente capitolo della serie.

BRUNO — E dopo luglio?

MILO — C’è una Sicilia che continua a muoversi: San Berillo, le Madonie, le residenze, la comunità dei Comizi. Ma per quella storia dobbiamo aprire un altro fascicolo.

BRUNO — Mettilo vicino. Non vorrei perdermi il seguito.

WhatsApp
Send via WhatsApp