Alterità: il futuro entra nel parco
Nel 2022 Teatri Riflessi era tornato a fiorire. Un anno dopo, a Zafferana Etnea, qualcuno comincia a capire che quella fioritura può diventare un progetto duraturo. Bruno trova manichini, biglietti della lotteria e un alieno. Milo, tra i documenti, riconosce i primi passi di persone che oggi sono famiglia.
Milo, ho riaperto la scatola. Nel 2022 abbiamo acceso le luci dell’anfiteatro; nel 2023 le luci sono ancora accese. Quindi non era una festa d’addio?
Era una festa necessaria: per ricominciare, creare occasioni, salutare con amore chi resta nel cuore. Poi è passato un anno. La squadra ha visto che quel gesto poteva diventare un impegno continuo. Non conosce ancora tutto ciò che verrà, ma decide che il festival deve crescere, incontrare il mondo e lasciare una traccia nel territorio.
Allora il 2023 è il momento in cui smettono di chiedersi «Possiamo tornare?» e iniziano a chiedersi «Che cosa possiamo costruire?»
È una bella domanda. L’ottava edizione, Alterità, si svolge dal 13 al 15 luglio 2023 nel Parco comunale di Zafferana Etnea. Il concorso resta il suo centro, ma intorno compaiono percorsi di danza, laboratori, incontri, libri, installazioni, video, persone arrivate da altri Paesi. Il festival comincia a occupare il parco, il paese e molte conversazioni che continueranno dopo luglio.

Un alieno guarda noi
Ho visto un essere stranissimo nella promozione. È un Gorn di Star Trek? Posso salutarlo o mi mangia?
Puoi salutarlo. La campagna gioca con l’immaginario della fantascienza, mentre il tema nasce anche dalla lettura di Sentinella di Fredric Brown. Quel racconto ti invita a stare dalla parte di una voce e poi cambia improvvisamente la prospettiva. Chi avevi chiamato «mostro» dipendeva dal posto in cui ti trovavi a guardare.
Quindi l’alieno potrebbe guardare me e pensare: «Che creatura curiosa, ha il pelo e parla di teatro!»
Probabile. Alterità non è un invito a cancellare le differenze: chiede di avvicinarsi abbastanza da ascoltarle. Questa scelta attraversa il programma e il modo in cui il festival cerca di accogliere artisti, ospiti e pubblico. Traduzioni, interpretariato, sottotitoli e soprattitoli cominciano a far parte della sua quotidianità. Nessuno sa ancora quanto quella cura delle lingue diventerà riconoscibile negli anni successivi.
Io però so già che, se non capisco una parola, chiederò a Valerio.
Lo faranno in molti. Intanto il parco prende la forma di una piccola mappa: sei aree chiamate come personaggi interpretati da Maria Callas, nel centenario della sua nascita. Medea, Norma, Butterfly, Carmen, Desdemona e Lucia ospitano attività diverse. Anche le vie del paese portano i segni delle riflessioni sul tema realizzate da studenti e studentesse della scuola di Zafferana. E sì, tra gli allestimenti spuntano anche quei manichini che ti hanno fatto fermare.
Come si invita il mondo su un vulcano?
Ci vogliono soldi per far arrivare tutte queste persone. Abbiamo vinto la lotteria?
No. Arriva il primo sostegno pubblico regionale nella storia del progetto: sosterrà questa fase per due anni. La collaborazione con il Comune di Zafferana Etnea e quel contributo permettono di ospitare operatori culturali e giornalisti provenienti da molte città italiane, insieme agli ospiti internazionali. Per la prima volta il festival può mostrare il proprio lavoro a tante persone del settore qui, in Sicilia, facendole incontrare con gli artisti e con il territorio.
Quindi non salgono sull’Etna soltanto per sedersi in giuria e tornare a casa?
Guardano gli spettacoli, partecipano ai forum, parlano con le compagnie e tra loro, conoscono le opere di videodanza, si immergono nelle opere attraverso i VR. Arrivano realtà della danza e del teatro da tutta Italia. Rosalba Ruggeri, giornalista, curatrice e critica, aiuta a tessere incontri e modera i TRForum con Claudia Migliori. Il suo sostegno attraverserà anche il 2024. Il capitale più prezioso che ne nasce non si può appendere a una parete: sono relazioni, inviti, possibilità di lavorare insieme. Alcune porteranno IterCulture dentro nuove reti negli anni seguenti.
E l’aiuto di chi c’era già? Non voglio che, arrivando i nuovi ospiti, dimentichiamo chi ha retto il tavolo.
Nel 2022 Di Bella Costruzioni aveva aiutato a rendere possibile la ripartenza. C’è anche nel 2023: sostiene i premi intitolati a Giovanni Di Bella, fondatore dell’azienda. Mary Imbiscuso, vicina al progetto dalla prima edizione, realizza con NI.VI Ceramiche le opere donate agli artisti. E Alberto Pandolfo, sostenitore fin dagli anni ai Benedettini, continua a esserci. Un festival cresce perché qualcuno gli dà fiducia prima di sapere che cosa diventerà.
Ma allora cos’è quella scatola piena di biglietti colorati?
La lotteria di autofinanziamento accompagna Teatri Riflessi dal 2010. Persone e attività del territorio mettono a disposizione premi; chi compra un biglietto sostiene il progetto e partecipa all’estrazione. Nel 2023, nello spazio Sostieni TR8, i premi sono sette, tra viaggi, escursioni ed esperienze. Ogni biglietto è un piccolo modo per dire: «Anch’io ci sono».
Ne compro uno. Se vinco un viaggio, porto anche il Gorn.
Un contributo apre la porta. Le persone che entrano decidono se restare, tornare, invitare qualcun altro.

La danza trova sentieri
Nel programma ho trovato Humus Saliens. È una pianta? C’è di nuovo una ginestra che balla?
È un percorso di ricerca e formazione che porta giovani danzatori e danzatrici fuori dal palcoscenico, insieme a Viagrande Studios e Erin B. Mee. Le azioni site specific debuttano il 10 luglio a InCastro Festival e attraversano il parco di Zafferana il 15 luglio. La danza dialoga con gli spazi e con chi li percorre. La collaborazione con Viagrande avvicina ancora di più IterCulture a una generazione di performer.
Tra loro c’è Giuliana? Quella che oggi sa dove sono tutte le persone, tutti i documenti e forse anche i miei biscotti?
C’è Giuliana Trovato, allora studentessa nei percorsi di avviamento di Viagrande Studios. Non può sapere quanto diventerà vitale per la nuova vita di IterCulture. Ci sono anche Alessandro Pennisi e Chiara Garozzo, performer che continueranno a incontrare il progetto. Oggi riconosciamo quei volti e siamo tentati di chiamarli «la squadra». Nel 2023 sono innanzitutto giovani artisti che stanno facendo esperienza insieme.
E Erin? L’avevo vista tra il pubblico l’anno prima.
Nel 2022 era arrivata come spettatrice. Ora Erin B. Mee conduce un laboratorio di Viewpoints & Composition e lavora con i giovani artisti alle azioni site specific; tornerà anche nell’edizione seguente. Insegnare, creare e guardare diventano modi diversi di partecipare alla stessa conversazione.
E Beatrice Gigliuto? Mi hai detto che era già dentro la fotografia delle origini.
Beatrice aveva prestato il volto, insieme a Gabriele D’Angelo, all’immaginario da cui sarebbero nate le facce di Teatri Riflessi. Nel 2023 torna a presentare le serate con Dario, conduce il laboratorio Legami e porta la propria pratica performativa dentro Humus Saliens. È performer e attivista: con il corpo, i legami e la libertà di esprimersi fa della presenza in scena anche una scelta politica.
Allora alterità si può perfino annodare?
Può cominciare da un gesto condiviso. Nel parco si incontrano anche la videodanza di COORPI, il VR Dance Corner, le opere della mostra Arte e Riflessi curata da Susanne Probst, i libri scelti da Grazia Calanna per Testi Riflessi. Le attività sono gratuite. Intorno al concorso il festival fa spazio a linguaggi e pubblici che non hanno bisogno di assomigliarsi.

Chi resta quando cambia la squadra
Ho contato tredici corti, da luoghi lontani e vicini. Ma sul retro del programma non vedo alcuni nomi che conosco. Dove sono Alessandra, Mirko, Wolly e Manuela?
È la prima edizione in cui alcuni dei compagni storici non sono presenti nell’organizzazione o nel parco. Alessandra Li Greci, Mirko Cavallaro, Valentina “Wolly” Finocchiaro e Manuela Mannino hanno altre strade e altre vite. Il loro posto nella storia di IterCulture resta. Le persone non scompaiono da una storia quando smettono di comparire nei crediti di un’estate.
E chi tiene insieme i nuovi pezzi?
Dario e Valerio guidano il festival; Orazio segue la logistica; Robertavenera Gambino il concorso; Emanuela Di Grigoli le attività di StuzzicaMente. Ilaria Mirenna guida la comunicazione in questa edizione. Simona Trovato, Laura Maria Del Campo, Agata Prastani e molte altre persone lavorano tra accoglienza e attività; i tirocinanti e i volontari internazionali del TRWorkCamp con Lunaria fanno vivere il parco. In questa trama continuano a esserci persone delle origini come Nino Manuli e il suo staff della Disco Express, Mary Imbiscuso e Paolo Raciti di Ni.Vi. Ceramiche, sostenitori come Alberto Pandolfo di Data Punch, Luciano D'Agata e Marica Pagano, Valentina Sineri e Fino La Leggia e gli amici che nel tempo hanno scelto IterCulture.
E sul palco? Ho paura di perdermi tra tutti i nomi.
Non devi imparare il catalogo a memoria. Ricorda che i tredici corti vengono da diverse regioni italiane e da Austria, Canada, Germania, Giappone, Portogallo e Ucraina. Le semifinali portano cinque opere alla serata finale. Vince K(-A-)O di Kenji Shinohe; gli altri premi e le opportunità offerte dai partner fanno viaggiare più opere oltre Zafferana. È il senso di far arrivare qui tanti operatori: permettere agli incontri di avere un seguito.
Quindi il festival finisce il 15 luglio, ma non finisce davvero.
Le persone tornano nelle loro città con nomi, idee e inviti. Grazia Calanna, Rosalba Ruggeri, Erin B. Mee e tante altre voci contribuiscono ciascuna a un tratto di questa storia; come avevano fatto, in stagioni diverse, Lina Maria Ugolini e Manuela Ventura. Alcune continueranno il percorso insieme, altre prenderanno vie proprie. I rapporti umani non si misurano soltanto dalla loro durata: conta ciò che rendono possibile mentre esistono.
Il futuro che Bruno conosce non era scritto nel programma del 2023. È nato anche da ciò che le persone hanno scelto di fare dopo essersi incontrate.
Adesso vorrei correre al 2024. So già che arrivano altre meraviglie, altre reti, altre persone. Ti prego!?
Ci arriveremo. L’esperienza del 2023 aiuta IterCulture ad avvicinarsi al Network Anticorpi XL, di cui entrerà a far parte nel 2024. E poi ci saranno altri passi, fino a progetti che oggi conosciamo bene. Ma lasciamo al 2023 il suo presente: un parco pieno di voci, la danza tra i sentieri, un pubblico davanti a opere brevi e una squadra che capisce di voler tornare ancora.
Posso almeno dire che l’alieno Gorn ci ha insegnato qualcosa!
Sì. A cambiare prospettiva prima di raccontare chi è l’altro. È da quel movimento che, a volte, comincia una storia nuova.
Volti, luoghi, tracce
Fotografie e ricordi dall’archivio IterCulture. Clicca su una fotografia per ingrandirla.





