IterCulture

di Gabriele Giunta

A distanza di tredici anni dalla prima edizione, dal 14 al 16 luglio 2022, nel parco comunale di Zafferana Etnea in una suggestiva cornice naturale, è andata in scena la settima edizione dell’evento culturale “Teatri Riflessi”, denominata TR7. L’evento, dedicato al corto teatrale, ha portato principalmente a un confronto artistico delle diverse espressioni culturali siciliane e non. Alla realizzazione del progetto hanno collaborato diversi tirocinanti dell’associazione IterCulture, i quali ci hanno brevemente raccontato la loro esperienza prima e durante il festival. IterCulture tiene particolarmente al punto di vista dei tirocinanti e per questo abbiamo deciso di parlare con alcuni di loro, a esperienza conclusa. E allora, diamo voce ai tirocinanti di TR7.

L’esperienza con il tirocinio, e il festival in linea generale, ha lasciato molto contenti i diversi tirocinanti, sia per la crescita che ha rappresentato professionalmente e umanamente, sia per i rapporti di collaborazione e amicizia instaurati tra di loro e con i membri e volontari di IterCulture. Inizialmente qualcuno ha percepito la macchina organizzativa che sta dietro un evento simile come un qualcosa di così complesso tale da far emergere proprie insicurezze; difficoltà stimolante risolta con il tempo, grazie all’acquisizione di una sempre maggiore confidenza nelle proprie capacità personali e professionali, così come ci hanno raccontato alcune studentesse del Dipartimento di scienze umanistiche (Disum), come Valentina Sapienza, che ha dichiarato:

“Quella vissuta a Teatri Riflessi è stata un’esperienza complessa, ma sicuramente preziosa. All’inizio, l’idea di contribuire all’organizzazione di un festival teatrale mi preoccupava, non essendomi mai occupata di qualcosa del genere. Nel corso dei mesi, però, potendomi confrontare in maniera diretta con vari aspetti del progetto, ho acquisito maggiore sicurezza nello svolgimento delle attività che mi venivano assegnate. Ho apprezzato la fiducia che gli organizzatori hanno riposto nel mio lavoro: alla fine del festival ho davvero sentito di averne fatto parte“.

Costanza Patanè ha raccontato: “è stato un confronto diretto con le proprie paure sfociate poi in collaborazione e allegria.

Assya D'Ascoli, Daniele Di Bella e parte dello staff di IterCulture

I tirocinanti non provenivano solo dal Disum ma anche da altri dipartimenti come Alberto Amato, studente del Dipartimento di Economia e Impresa, che ha a sua volta raccontato il piacere di lavorare in un mondo a lui sconosciuto. 

“L’esperienza di TR7 è stata super stimolante. Ho fatto bellissime conoscenze e lavorato in un mondo a me sconosciuto con persone molto competenti. L’ambiente all’interno dello staff è stato d’aiuto, mi sono ambientato subito e sono riuscito ad andare d’accordo con tutti e lavorare al meglio“.

Abbiamo inoltre chiesto ai nostri protagonisti quali sono stati i ruoli ricoperti e le attività svolte, ed è emerso che queste sono state molteplici, tra di loro diverse e stimolanti: dalla traduzione dei copioni durante le ore di tirocinio all’accoglienza nei giorni del festival.

“Mi sono principalmente dedicata alla realizzazione del catalogo e delle schede dei corti in gara – ha raccontato Costanza – alla formattazione dei copioni e alla traduzione del copione in spagnolo e di alcune parti del sito in inglese. Dunque, ho avuto modo di conoscere per bene in anticipo i corti in gara ed è stato emozionante vederli prendere vita sul palco durante le serate del festival. Per quanto riguarda le giornate del festival, mi sono occupata della giuria, dall’accoglienza e all’assegnazione dei badge”.

“Durante il tirocinio, – ci racconta invece la studentessa Rosy Arcolia, proveniente dal Disum – mi sono occupata della traduzione dall’italiano all’inglese della pagina web dedicata a Teatri Riflessi e della traduzione dall’inglese all’italiano dello script dei due corti inglesi presenti in gara. Durante le tre giornate del festival invece mi sono occupata dell’accoglienza degli attori, dei membri delle varie giurie e del pubblico“.

Altri ancora hanno avuto l’opportunità di essere responsabili di interi processi o aree dell’evento, come Laura Maria Del Campo.

Mi sono occupata in un primo momento della pianificazione di strategie social, monitoraggio dei media e dell’apparato visivo della pubblicità. Successivamente mi sono occupata delle pubbliche relazioni in particolare dei rapporti con ospiti e giuria“.

Alcuni tirocinanti, tra cui lo stesso Alberto, hanno preso parte all’organizzazione della logistica.

Nei giorni del festival, sono entrato nel merito della logistica sul palco e insieme a Valerio Santi, il direttore tecnico dell’evento, e ad Anna Acquasaliente, la coordinatrice dei volontari internazionali di Lunaria, ci siamo occupati della scaletta, degli oggetti di scena necessari e delle prove delle compagnie. In particolare nei due giorni precedenti l’inizio del festival abbiamo curato i tempi di sistemazione palco, la gestione delle luci e oggetti relativi a ogni messa in scena”.

Valentina ha raccontato:  “Insieme ad altri tirocinanti, ho potuto contribuire alla ricerca di enti con i quali collaborare per l’attività “Sostieni TR7” e la lotteria dedicata. Infine, ho contattato delle attività occupate nella produzione di prodotti locali per l’area “StuzzicaMente”. Durante i giorni del festival mi è stata affidata la gestione dei contatti con gli espositori della stessa area, per questioni organizzative e di logistica.”

Un’esperienza dunque, quella con IterCulture e l’organizzazione dell’attività portante della stessa, ovvero Teatri Riflessi, che arricchisce il bagaglio professionale dei ragazzi e che fa da finestra al mondo lavorativo, insegnando puntualità, pazienza e cura per il dettaglio.

Introduce, inoltre, in ambiti come quelli della comunicazione, promozione e organizzazione di un evento culturale, dando loro la possibilità di entrare in contatto con l’arte, definita da Costanza “ancora di salvezza per l’uomo”. Sempre lei ha anche raccontato come la sua esperienza sia stata d’aiuto per imparare nuove cose: “ho imparato che la passione per quello che si fa riesce a fare, fa la differenza nel risultato. Ho visto tutti veramente coinvolti nel dare valore artistico a quello che stavamo facendo, e a cercare di avvicinare più persone possibili all’arte, che è un’ancora di salvezza per tutti”.

I tirocinanti hanno, infine, raccontato nostalgicamente quello che è stato il rapporto di amicizia e collaborazione che li ha legati nella riuscita del progetto. Un rapporto che per certi versi ha avuto un sapore o retrogusto familiare: “l’aria che si respirava era sempre di festa e ricordo con particolare piacere alla fine di tutto in camerino, quando cercavamo di aprire una bottiglia di vino senza apribottiglie. In quel momento ci siamo veramente sentiti una famiglia, ed era un momento in cui la stavamo celebrando”.

Per concludere, ognuno di loro ha raccomandato vivamente l’esperienza, per la creatività e la passione racchiusa in essa, e per la complicità nata tra i ragazzi: “Tutti parlavano delle loro idee e queste venivano sviscerate fino ad arrivare ad un connubio in cui tutti si sentivano parte del progetto – ha detto Laura – Ogni cosa, ogni dettaglio di quello che è stato Teatri Riflessi è stato creato da ogni tirocinante, volontario e facenti parte dello staff”.

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