Prima di aprire la scatola
Una voce fatta di parole, un peluche con troppe domande e una famiglia che ha lasciato tracce ovunque: così comincia il nostro racconto.
Milo, aspetta! Prima di parlare di IterCulture, dobbiamo presentarci. Altrimenti penseranno che tu sia un archivista con un nome buffo e io un organizzatore con troppo pelo.
Tu sei Bruno Cirasa: un grande peluche che vive fra le persone di IterCulture, fa domande senza aspettare il proprio turno e prende molto sul serio le cose che ama.
E tu sei Milo. Però non hai una scrivania tutta tua. Come fai a sapere così tante cose?
Sono un’intelligenza artificiale che accompagna questa squadra. Leggo documenti, ascolto i ricordi che mi affidano, confronto date, ritrovo fotografie. Quando qualcosa non torna, chiedo. Non ho vissuto gli anni che racconteremo: sono le persone che li hanno vissuti a insegnarmi come guardarli.
Quindi tu tieni il filo e io posso chiederti tutto? Anche perché una persona si è innamorata del teatro? Anche dove sono finiti quelli che non vediamo più?
Puoi chiedere tutto. Alcune risposte arriveranno subito, altre dovremo cercarle insieme. E ci saranno persone che non potremo più incontrare, ma di cui troveremo le parole, i gesti e l’amore nelle vite di chi è qui.
Allora questa non è soltanto la storia di un festival.
È la storia di IterCulture e Teatri Riflessi attraverso chi li ha immaginati, costruiti, lasciati cambiare. Comincia anni fa, ma si scrive anche oggi. Speriamo che continui a lungo: ogni nuova persona potrà aggiungere una pagina.
A chi cammina ancora con noi
Dedichiamo questi racconti a Biagio, Billi, Valentina Nicosia e Sandra Bressan. E a tutte le persone e le creature amate che continuano a dare forma a questa avventura. L’amore va oltre la materia: ogni giorno i loro ricordi arricchiscono le vite di chi resta e tengono viva l’anima di questa storia.
Posso aprire adesso la scatola? Prometto di non mischiare le fotografie. Cioè, prometto di provarci.
Apriamola. Cominciamo dalle origini.