Milo e Bruno raccontano IterCulture · Capitolo 5 · 2025, prima parte
2025 · L’inizio di una nuova stagione
Un’estate che comincia con una telefonata a Salina. Una primavera che non ha ancora un nome. Il 2025 di IterCulture prende forma mentre le persone decidono, insieme, quale futuro costruire.
Milo, questa scatola è piena di fogli, fotografie e quattro nomi cerchiati. Posso cominciare dalle fotografie? I fogli mi fanno pensare alla contabilità.
Comincia pure da quella immaginaria: tre amiche in vacanza a Salina, all’inizio di giugno del 2025. Sono Robertavenera Gambino, Sofia Fasone e Simona Trovato. Il telefono squilla. Dario e Valerio hanno una notizia che riguarda il futuro della squadra.
Hanno vinto una vacanza più lunga?
Qualcosa che pesa molto di più di una valigia. Il Fondo di Beneficenza di Intesa Sanpaolo ha sostenuto il loro progetto: ora è possibile dare stabilità lavorativa a persone che hanno già contribuito a far crescere IterCulture. Robertavenera piange dalla gioia. Seguono una videochiamata e una festa a Salina di cui l’archivio, prudentemente, non conserva i particolari.
Io li voglio! Soprattutto i particolari della festa. Però, aspetta: le persone si possono assumere durante una videochiamata?
La decisione era stata pensata e discussa con loro. Le quattro future lavoratrici erano già socie, compagne di strada e parte della squadra. Dario e Valerio avevano valutato possibilità più prudenti; poi, insieme alle ragazze, hanno scelto di tentare una strada che desse più continuità al lavoro. Da quell’estate Robertavenera, Giuliana, Sofia e Simona possono immaginare un lavoro più stabile insieme. Il modo di sostenerlo continuerà a prendere forma con loro.
Quattro persone, quattro strade che si incontrano
E Giuliana? Hai messo la sua foto, ma non l'hai nominata nella telefonata a Salina, né ora né quando mi hai raccontato l'after di quella serata!
Perché non era in quel gruppo in vacanza. Nella storia, però, c’è eccome. Era entrata per guardare da vicino il lavoro di IterCulture, con una spinta decisiva della sua maestra Claudia Migliori. Nel 2025 comincia a intrecciare quello che ama — danza, ascolto delle persone, psicologia — con l’organizzazione e le azioni di inclusione. Con Linee Continue sentirà ancora più chiaramente di poter essere utile. Alcuni semi diventeranno, nell’anno successivo, Risuonare.
Allora Robertavenera non era stata assunta soltanto per coccolarmi? Questa informazione cambierà parecchio il nostro rapporto.
Le coccole sono una sua libera iniziativa. Nel 2025 tiene insieme il Concorso Internazionale, gli artisti, la segreteria organizzativa e la logistica di un progetto che ormai dura tutto l’anno. Sofia cura parole e relazioni, dialoga con gli interlocutori istituzionali e affianca le nuove interpreti. Simona costruisce la voce dei social. Nessuna è comparsa all’improvviso: quel lavoro cresceva da anni di esperienza condivisa.
Una primavera in cerca di nome
Va bene, adesso torno indietro. Sul dorso di questa cartella leggo «Assaggi di Primavera». Era già tutto deciso a gennaio?
No. C’era l’idea di creare occasioni prima dell’estate e lasciare che il festival avesse ricadute anche dopo luglio. La forma concreta si definiva lavorando. Assaggi di Primavera sarebbe arrivato come nome più tardi: quando Jacopo Giacomoni era in residenza, non si chiamava ancora così.
Propongo «Ciliegine». Sono evidentemente la persona più qualificata per dare nomi alle cose.
Robertavenera lo propose davvero. Quella volta il nome non rimase alla primavera. Ma l’idea non andò persa: alla fine del 2025 diventò il titolo del vodcast pensato per l’anno seguente. E cirasa, in siciliano, vuol dire ciliegia. Senza quella conversazione, forse, non ci sarebbe stato nemmeno un certo grande peluche che adesso sta frugando nei documenti.
Mi fermo un istante per essere commosso dalla mia nascita etimologica. E poi voglio sapere che cosa succedeva prima di me.
A gennaio, a Viagrande Studios, Veronica Parlagreco lavora a S(t)rati. Uno studio viene condiviso con le allieve e gli allievi dei corsi di avviamento professionale: chi guarda restituisce impressioni utili a una creazione ancora in movimento. Il teatro comincia già lì, nell’ascolto di ciò che un’altra persona ha visto.
Aspetta, Veronica la conosco! L’ho vista aiutare ad accogliere artisti e ospiti. È entrata nella storia come artista e poi è rimasta con voi?
Proprio così. Dalla primavera affianca Robertavenera nella logistica degli artisti e Orazio nell’accoglienza di ospiti e giurie. Entra in punta di piedi e diventa parte della famiglia. Tornerà al festival estivo e, nel 2026, porterà Giuiuzza a Trame di Quartiere, continuando a dare una mano al festival con un ruolo ormai prezioso per tutti. Ma lasciami raccontare il 2025, Bruno: stai già correndo alla scatola dell’anno dopo.
Quindi una residenza non è chiudere un’artista in una stanza e aspettare che esca con uno spettacolo?
No. Per IterCulture significa offrire tempo, spazio, interlocutori e possibilità di provare. Tra la primavera e l’inizio dell’estate torna Jacopo Giacomoni, incontrato nell’edizione precedente, con il sound designer Alessandro Gambato. Lavorano a È solo un lungo tramonto, un’opera che attraversa memoria, perdita e dialogo con il padre. È un percorso sostenuto da EFFEA, realizzato insieme a gARTen – Fondazione Claudia Lombardi per il teatro, con la collaborazione di Viagrande Studios e di Trame di Quartiere. Anche Ylenia Santo della Fondazione segue i due periodi di residenza: è una relazione iniziata prima e cresciuta lavorando insieme.

Questo lo ricordo: ne avevi parlato quando sfogliavamo l’album del 2024. Ma stavolta dove portano il lavoro?
A Palazzo De Gaetani, nel quartiere catanese di San Berillo, insieme alla cooperativa sociale di comunità Trame di Quartiere. La restituzione prende la forma di un’installazione di circa tre ore: parole, suoni e immagini abitano lo spazio e incontrano le persone che lo attraversano. Dario ricorda quel pomeriggio come una meraviglia. Da quell’esperienza il rapporto con il Palazzo e con Trame diventa sempre più forte; nel 2026 darà vita a un percorso ancora più stretto.
Tre ore? Mi porto una sedia, una merenda e un fazzoletto. Ma Ylenia viene da Lugano: dunque quest’opera vi fa incontrare anche fuori dall’isola?
Sì. Le collaborazioni non consistono soltanto nello scambiarsi loghi: qualcuno segue un’artista nel tempo, condivide il rischio della ricerca e torna a parlarne dopo aver visto come cambia. Intanto, ad aprile, Valerio Verzin è tra gli otto giovani programmatori selezionati per lo Startup Forum di Aerowaves a Gorizia e Nova Gorica. Porta con sé l’esperienza siciliana e torna con altre conversazioni da coltivare.
Le persone dietro le relazioni
E INNESTI? Ho visto quel nome scritto a mano accanto alle residenze, ma qui sembra ancora un progetto che sta crescendo.
È proprio così. Le residenze esistevano già e nel 2025 prende forma il disegno di un percorso diffuso: Viagrande, Acireale, San Berillo, Zafferana Etnea, Petralia Sottana. Non un unico edificio, ma luoghi diversi in cui artisti e comunità possano incontrarsi. Arriveranno anche Scia’ di Ilenia Romano, con Tiziano Palese e sua madre Paola Geri, e SANDPIT di Simone Lorenzo Benini e Miriam Budzáková, ospitato a Viagrande nell’ambito di ResiDance XL. Quest’ultima creazione continuerà il proprio cammino fino alla Vetrina della giovane danza d’autore del 2026.
La mamma di Tiziano lavora con lui? Allora la parola «famiglia» non indica soltanto lo staff di IterCulture.
Esatto. Scia’ nasce dall’incontro tra quei corpi e quelle relazioni, dentro il percorso di Linee Continue. Dario conserva la gioia di Tiziano e l’emozione di quelle restituzioni; tra le persone che hanno assistito c’era anche Luciano D’Agata. Per Giuliana, seguire questa azione significa sentire che le competenze che sta cercando di unire possono servire davvero alle persone. Valerio osserva quel lavoro con gratitudine. Bruno, guarda questi video e queste fotografie: le persone osservano, si avvicinano, partecipano. In ogni immagine c’è qualcuno che dà senso al lavoro degli artisti.
Ho contato: una, due, tre, quattro strade, e poi un mucchio di persone che si incrociano. Come fare a non perderle?
Le seguono altre persone. Claudia Migliori mette in relazione formazione, danza e organizzazione tecnica; Valerio Santi lavora con lei sul versante tecnico del festival. Emanuela Di Grigoli custodisce lo spazio letterario e gli incontri dei più giovani. Orazio è ormai un sostegno indispensabile per logistica, relazioni e scelte artistiche. Le strade non diventano più semplici: diventa più forte la capacità di percorrerle insieme.
Però vedo che non tutte le persone resteranno nello stesso ufficio.
È una parte preziosa della storia. Claudia Regio, che conosci come Crick, porta con sé l’esperienza nel backstage e trova lavoro nell’organizzazione di una scuola di doppiaggio a Firenze. Valeria Buta, Crock, prosegue la strada delle immagini e della comunicazione: entra in un master alla Cattolica; nel 2026 quel percorso la porterà anche in tournée con Tiziano Ferro. Crescere dentro IterCulture può voler dire rimanere, collaborare da lontano o trovare una propria direzione.
Altre strade, lo stesso album
E la festa di Salina? Ora capisco perché piangevano. Però dimmi una cosa: il contributo da solo rende sicuro tutto il futuro?
No. Un sostegno permette di iniziare, non fa sparire l’impegno di mantenere un lavoro dignitoso. Dario, Orazio, Valerio e altri soci continuano a dedicare risorse e tempo all’associazione. Per sostenere le persone e offrire tante attività accessibili serviranno anche partner, donazioni, Art Bonus e la lotteria. È un futuro da costruire con una comunità più grande, un futuro che in quell'estate inizia a percorrere una nuova strada.
Prima che si accendano le luci
Ho trovato altre fotografie, Milo. Persone che si parlano, ragazze e ragazzi che preparano qualcosa, un pubblico che si avvicina. Ma il festival non comincia con il primo spettacolo?
Comincia quando qualcuno decide di esserci. Il TRWorkCamp porta a Zafferana volontarie e volontari internazionali, accolti da una squadra che li accompagna nel lavoro e nella vita quotidiana. Agnese coordina il gruppo insieme a Robertavenera; Kateryna Levytska, che tutti chiamano Ginger Kate, e Giuliana contribuiscono a far nascere incontri e azioni nella città. Le fotografie del gruppo raccontano fatica, curiosità e amicizia meglio di una tabella di presenze.
E quella foto in cui le persone si fermano a parlare? Mi piace più di un manifesto: sembrano già conoscersi.
È ciò che IterCulture cerca di costruire: un festival dove si può arrivare per uno spettacolo e restare a discutere con chi l’ha fatto, con una giuria, con una persona del quartiere o con qualcuno che si incontra per la prima volta. Nel 2025 Comizi, ispirato anche ai Comizi d’amore di Pasolini, inizia a trovare persone e pratiche. In quelle conversazioni c’è il desiderio di una comunità che non sia soltanto pubblico.
Allora ci sono anche persone che lavorano perché tutti possano seguire quello che accade? In questa foto vedo un’interprete.
Sì. Sofia presenta, traduce, ascolta; Valerio attraversa lingue e incontri. Gli interventi sono resi accessibili anche in inglese - grazie al team formato da Valerio e Sofia, composto da Sylvie Chiechio, Giorgia Previtera ed Emanuela Bonaventura - e, con Melisa Privitera, in Lingua dei Segni Italiana. L’accessibilità prende corpo nelle scelte concrete: chi parla, chi traduce, chi può partecipare e in che modo.
Aspetta: prima del grande giorno vedo delle persone comparire all’improvviso in piazza. Sono i volontari con Giuliana e Ginger Kate? Mi sembrano pronti a sorprendere tutti!
L’11 luglio il gruppo porta un flashmob a sorpresa a Zafferana. Non è soltanto un invito a comprare un biglietto: è un modo per incontrare chi attraversa la piazza e dirgli che anche quello spazio può diventare scena. Giuliana e Kate torneranno con i volontari anche all’apertura di Artisti sotto il Vulcano, due giorni dopo.
Il TRWorkCamp alla conferenza stampa
Emanuela guida gli allestimenti
Robertavenera, Orazio e Giuliana in piazza
Una volontaria canta durante il flashmob
Ginger Kate guida il gruppoIl flashmob attraversa i primi giorni del festival; le foto raccontano la preparazione e l’incontro in piazza.
E poi il 12? In queste fotografie ci sono persone che ballano, altre che si ascoltano. Ma anche una madre e suo figlio sullo stesso palco!
Il 12 luglio il festival si apre a Viagrande Studios, nel Teatro dei 106, con un’intera giornata di pratiche, spettacoli e dialoghi. Linee Continue fa incontrare Scia’ di Ilenia Romano, con Tiziano Palese e Paola Geri, e Sulla nostra pelle: 5 gesti per il futuro di Davide Valrosso. I laboratori di movimento e il confronto dopo le opere danno spazio alle persone che hanno partecipato al percorso. Vedere Tiziano e sua madre condividere quell’esperienza è una delle immagini che restano.
Allora capisco perché Giuliana guarda quelle foto con tanta emozione. Ma queste altre immagini, con corpi diversi e il pubblico seduto vicino?
La giornata continua con HÀ-BI-TUS di Alessandra Ruggeri, scelto attraverso la Vetrina della giovane danza d’autore, e B.O.A.T.S. di Gianni Notarnicola e Billy Barry. Ci sono anche workshop per danzatori e incontri dopo gli spettacoli. La ricerca attraversa generazioni, modi di muoversi e modi di stare insieme: a Viagrande cominciamo a vedere quanto ampio può diventare il festival.
Adesso sono arrivato al 13. Riconosco Flavia Dalila D’Amico e Valerio. E poi una piazza piena di famiglie: il festival cambia ancora voce?
A Zafferana Flavia Dalila D’Amico apre una riflessione sull’accessibilità della scena e presenta Lost in Translation. Le disabilità in scena. Valerio dialoga con lei; Sofia presenta la serata e il team di interpretariato accompagna il pubblico anche inglese e in LIS. Così una domanda decisiva — chi può accedere all’arte e parteciparvi? — diventa parte dell’inaugurazione, davanti a chi è venuto ad ascoltare.
E poi entrano gli acrobati? Ho trovato una foto con un’intera piazza che guarda in su!
Sì. Dopo l’incontro, Circo di Terra organizza il primo Galà di nuovo circo di Artisti sotto il Vulcano, nella piazza Cardinale Salvatore Pappalardo. In scena arrivano Circo Ramingo, Sbada Clown, Il Giorgioliere e Ugo Sanchez Jr. & Sons. Il flashmob torna ad aprire la serata. Bambini, famiglie e passanti si fermano insieme, alcuni per partecipare ai laboratori organizzati da Emanuela Di Grigoli: la piazza non è più soltanto il luogo da attraversare, ma quello in cui scegliere di restare a guardare.
Quindi posso spargere le fotografie sul tavolo senza metterle per forza in ordine? Una con il pubblico, una con Kate, una con Tiziano e Paola, una con chi interpreta, una con il circo…
Esatto. Tienile vicine come fanno le persone che ritraggono. Vediamo nascere relazioni che attraverseranno tutto il festival estivo, tutto l'anno in realtà. Quella giornata, il 13 luglio, è anche il compleanno di Sofia Fasone e la serata si è conclusa con una torta e tanti auguri cantati a squarciagola da Robertavenera. Dal giorno dopo ci aspetta un’altra storia: artisti, opere, comunità e una squadra messa alla prova da ciò che ha sognato di realizzare.
Chiudo l’album solo per un momento. La prossima volta voglio aprirlo con tutte e due le zampe: qui dentro c’è molta più vita di quanta ne stia in una pagina.






























