Ginestre: il festival torna a fiorire
È il 2022. La scatola degli anni di mezzo si chiude; un’altra si apre a Zafferana Etnea. Dentro ci sono un festival da ricostruire, persone che si ritrovano e giovani che ancora non sanno quanto diventeranno importanti.

Finalmente! Ho trovato una locandina gialla. C’è scritto Teatri Riflessi 7 · Ginestre. Significa che si ricomincia davvero?
Sì. Dopo l’ultima edizione catanese del 2015 e gli anni attraversati dalla pandemia, IterCulture riporta Teatri Riflessi dal 14 al 16 luglio 2022 a Zafferana Etnea. La ginestra è la chiave del racconto: cresce sui terreni difficili e prepara spazio per altre vite. Per questa squadra non è una decorazione poetica; somiglia molto a ciò che sta tentando di fare.
Un fiore che aiuta gli altri a crescere? Voglio metterlo sul mio cappello. Ma com’è nato questo ritorno?
La decisione matura nel dicembre 2021, a casa di Alessandra Li Greci, Rosario e del piccolo Francesco. Dario, Orazio, Valerio e Alessandra decidono di riprendere il progetto. Hanno alle spalle una storia, molte relazioni e un’esperienza condivisa nell’organizzare cultura. Vogliono onorare chi se ne è andata troppo presto, ma rimarrà per sempre nei cuori di chi l'ha amata. Vogliono riaprire un’occasione per gli artisti, per il pubblico e per le persone giovani incontrate durante il tirocinio al Catania Film Fest.
Quindi non hanno trovato un festival già pronto in fondo a una scatola.
Hanno ritrovato il desiderio di farlo. Tutto il resto andava costruito: un luogo, una squadra, un programma, gli incontri e, soprattutto, dare nuova vita al concorso di spettacoli brevi. Zafferana accoglie questa nuova partenza nel Parco comunale e all’Anfiteatro Falcone e Borsellino, fra il paese e l’Etna.

Chi tiene aperta la porta
Io ne conterei almeno quattro. Dario, Valerio, Orazio e Alessandra. È già una squadra?
È il nucleo che ha scelto di ripartire, ma il festival ne chiama moltissime altre. Dario cura la direzione artistica e Valerio Verzin quella esecutiva; Alessandra e Orazio partecipano alla costruzione e alle scelte. La commissione artistica riunisce anche Ilenia Romano, Valerio Santi, Valentina Sineri e Lina Maria Ugolini. Le persone tornate dalle edizioni passate incontrano chi sta entrando adesso.
E quelle che nel capitolo precedente aspettavano ancora di sapere che cosa sarebbe successo?
Alcune sono già qui. Robertavenera Gambino è responsabile del concorso; Emanuela Di Grigoli segue le attività arricchite; Claudia Regio accoglie il pubblico e Valeria Buta lavora al punto “Sostieni TR”. C’è anche Simona Trovato negli allestimenti e nell’accoglienza. Altri nomi compaiono accanto ai laboratori, alla comunicazione, alla tecnica, alle giurie. Sono persone, con ruoli e desideri diversi: storie e sogni che si incastrano, si incontrano, giovani volontari e tirocinanti che si affacciano al mondo del lavoro e trovano una collocazione in un ricco e intricato confuso organigramma.
Quindi la mia famiglia sta diventando grande. Mi servono più sedie! E le nuove leve?
Il percorso avviato con oltre quaranta tirocinanti al Catania Film Fest 2021 apre la strada a un’altra esperienza: nel festival del 2022 lavorano circa venticinque tirocinanti, fra persone già incontrate e nuovi arrivi. Per alcuni è una parentesi preziosa; per altri è l’inizio di un legame che durerà. L’archivio dei crediti conserva molti dei loro nomi, anche quando una fotografia non racconta ancora che cosa diventeranno. E in questo groviglio di giovani speranze, si creerà anche il nucleo di uno dei progetti stabili dell'azione di formazione di IterCulture: il TRWorkCamp con Lunaria e European Solidarity Corps.
E prima delle serate? Chi teneva compagnia al festival mentre cresceva?
C'erano anche le conversazioni di TR7 Live: Dario e Valerio parlavano con artisti e operatori insieme a Chiara De Caroli e Andrea Galatà. Giovanna Ioele sosteneva la ripartenza a distanza. Poi, a luglio, Assya D’Ascoli si prestò a presentare le serate con Dario, come omaggio al ritorno di Teatri Riflessi.
Una ginestra non fiorisce da sola: intorno alle radici c’è sempre una terra fatta di persone.

Un corto può contenere un mondo
Ora però devo vedere il programma. Se sono corti, significa che posso guardarne tantissimi senza alzarmi dalla poltrona?
Il catalogo conta diciassette corti da Italia, Messico, Regno Unito e Stati Uniti. Parola e danza si incontrano nell’arco di tre giornate. Il principio che l’associazione difende è preciso: ogni corto ha dignità di opera compiuta, con un proprio ritmo e una propria necessità, anche quando dura pochi minuti.
Io sceglierei il premio per il titolo più buffo. Ma sospetto che la giuria sia più seria di me.
Le giurie ascoltano cose diverse: drammaturgia, regia, interpretazione, danza. Accanto ai professionisti siedono anche la Giuria Giovani e la Giuria Stampa. E il concorso non esaurisce il festival: TRForum, curato da Lina Maria Ugolini, apre il confronto fra artisti, operatori e pubblico; Testi Riflessi, curato da Grazia Calanna, porta altri autori e altre parole; laboratori e StuzzicaMente fanno del parco un luogo in cui fermarsi e parlarsi.
Allora anche quando uno spettacolo finisce non bisogna andare via. Si può restare a discutere, magari cambiando idea.
È una delle intuizioni che cresceranno negli anni: guardare insieme, ascoltare chi crea e lasciare che anche gli spettatori prendano parola. Nel 2022 il festival torna a essere un luogo dove il territorio incontra opere e persone arrivate da lontano.
I nomi che si pronunciano con amore
C’è un premio che porta il nome di Valentina. È la Nic di cui parlavamo? Posso chiedertelo?
Certo. Il Premio Valentina Nicosia per la Miglior Interpretazione custodisce il nome della loro amica e socia, che aveva seguito il concorso nelle edizioni precedenti. Nel 2022 va a Il Merluzzo Surgelato di Sara Baldassarre e Arianna Di Stefano. A Mobbing Dick di Caroline Pagani vanno il Premio Giovanni Di Bella per il Miglior Corto e il premio IterCulture Ginestre, dedicato anch’esso a Valentina. È un modo concreto di portarla dentro il nuovo inizio, con gratitudine e affetto.
Allora quando il pubblico applaude, nel teatro ci sono anche persone che non si vedono.
Sì. E ci sono promesse rivolte al futuro: nell’archivio compaiono premi speciali che offrono una residenza, date in rassegna, occasioni per far vivere le opere oltre quei tre giorni. Se una ginestra prepara il terreno per altre piante, qui significa anche questo: aprire una strada a chi sale sul palco.
Il festival è tornato. Posso dire che hanno già capito dove arriverà?
No, Bruno. Sarebbe raccontare il 2022 con gli occhi del 2026. Sanno soltanto che vogliono esserci, con artisti, pubblico e una squadra che cresce. È abbastanza per accendere le luci dell’anfiteatro. Il resto lo scopriremo continuando la storia.











