Milo e Bruno raccontano IterCulture · 2026
La primavera non sta ferma
Un’aiuola, residenze artistiche, scuole, incontri e un peluche con un incarico molto importante.
Un calendario non basta
BRUNO: Milo, dobbiamo parlare.
MILO: È una frase che di solito precede un problema.
BRUNO: Ho provato a mettere in ordine tutto quello che è successo nel 2026.
MILO: E?
BRUNO: Ho finito i fogli. E credo di aver messo una residenza artistica dentro un webinar.
MILO: In realtà va bene anche il contrario.
BRUNO: Non ridere. Alcune attività sono iniziate nel 2025, altre cominciano ad aprile, altre finiscono a maggio. E a luglio c’è il Festival. Ma Teatri Riflessi non era il Festival?
MILO: Anche. Ed è proprio questo che dobbiamo chiarire.
Milo spostò il calendario e aprì una cartella piena di programmi, fotografie e appunti. Bruno si sistemò accanto a lui, con una matita nuova e l’aria di chi stava per affrontare un esame particolarmente difficile.
MILO: Teatri Riflessi non è soltanto una settimana di spettacoli a luglio. È un programma che attraversa l’anno: Assaggi di Primavera, il Festival estivo, Riflessi d’Autunno. E poi ci sono le attività che continuano tra una stagione e l’altra.
BRUNO: Come le residenze?
MILO: Come INNESTI. Le residenze del programma 2025 proseguono nei primi mesi del 2026; da aprile comincia la nuova annualità. Una residenza non è una fabbrica di spettacoli: è tempo per cercare, cambiare idea, sbagliare, ricominciare.
BRUNO: Allora io sono in residenza da quando sono nato.
MILO: Non è esattamente quello che intendevo.
BRUNO: E in mezzo ci sono Risuonare, Comizi, Futuri Possibili, Ciliegine, le scuole…
MILO: Esatto. Non racconteremo tutto come una fila di caselle. Seguiremo le persone, i luoghi e quello che succede quando i progetti si incontrano.
BRUNO: Quindi non stiamo scrivendo una cronologia?
MILO: Stiamo raccontando una storia. La cronologia ci serve per non dire sciocchezze.
Bruno annotò la frase, in stampatello, occupando quasi tutto il foglio.
BRUNO: Bene. Ma prima di tutto: perché a marzo IterCulture si è messa a fare giardinaggio?
MILO: Ah. L’aiuola.
BRUNO: Fra una residenza e un webinar, improvvisamente compaiono terra, piante aromatiche e bambini che dipingono sassi.
MILO: Per capirlo dobbiamo andare a Piazzale Kennedy, a Zafferana Etnea.
BRUNO: Porto la paletta?
MILO: Porta un libro. La paletta, per fortuna, ce l’ha già chi sa usarla.
Un’aiuola, sessanta bambini e qualche buona idea
A Piazzale Kennedy c’è un’aiuola circolare. Nel marzo 2026 è diventata qualcosa di più di uno spazio verde: un posto dove fermarsi, prendere un libro, incontrare qualcuno, riconoscere un pezzo della storia di IterCulture e, se si vuole, portare a casa qualche pianta aromatica.
BRUNO: Un’aiuola che presta libri?
MILO: C’è anche un punto di BookCrossing, organizzato insieme alla Festa del Libro. L’idea è nata dal direttivo e dallo staff di IterCulture, con il contributo dell’artista Danila Narcisi e di Nello Pancrazi, socio dell’associazione, che con L’Arte del Giardinaggio si prende cura del verde.
BRUNO: Quindi se una pianta ha un problema, chiamiamo Nello.
MILO: Esattamente.
BRUNO: E se un artista ha un problema?
MILO: Intanto evitiamo di annaffiarlo senza chiedergli il permesso.
Il 23 marzo sessanta bambini delle classi 4A, 4B e 4C dell’Istituto Comprensivo Federico De Roberto di Zafferana Etnea hanno partecipato a un laboratorio dedicato alla cultura, alla bellezza, al benessere e all’inclusione. Hanno dipinto pietre che avrebbero poi trovato posto nell’aiuola.
BRUNO: Quindi non avete semplicemente comprato delle piante.
MILO: No. L’aiuola è stata costruita insieme, a partire dai gesti e dalle idee di persone diverse. Anche le pietre dei bambini sono parte di quella storia.
Il 28 marzo 2026, in occasione dell’inaugurazione, le pietre sono arrivate a Piazzale Kennedy. Attorno all’aiuola si sono ritrovate persone della scuola, dell’associazione e della comunità. Fra le decorazioni ci sono riferimenti alla storia di Teatri Riflessi e INNESTI; vicino c’è anche la casa dell’acqua.
BRUNO: Ma si paga per visitarla?
MILO: No. E non è un dettaglio. Quasi tutte le attività di IterCulture, compresi molti spettacoli e appuntamenti del Festival, sono gratuite. Cerchiamo di ridurre gli ostacoli alla partecipazione. L’aiuola, poi, è lì ogni giorno: non bisogna aspettare che inizi un evento.
BRUNO: Quindi posso andarci anche senza prenotazione.
MILO: Perfino senza il mio permesso.
C’è stato anche un piccolo gesto che dice molto del legame fra questo spazio e le attività artistiche dell’associazione: Ilenia Romano ha firmato uno dei bancali in legno, lasciando una traccia della prima residenza artistica dell’anno. L’aiuola diventava così anche una specie di casa all’aperto per IterCulture: un segno visibile del suo modo di abitare Zafferana, con arte e cura.
BRUNO: D’ora in poi tutti gli artisti firmeranno una pianta?
MILO: Non dare idee. Nello potrebbe avere qualcosa da ridire.
Un momento dell’inaugurazione: l’intervento dell’assessore Leonardi.
BRUNO: E questa aiuola resta lì?
MILO: Sì. L’aiuola di Piazzale Kennedy vi aspetta. Con le piante, i libri, le pietre e le storie che continuano a crescere.
BRUNO: Aspetta, questa è bella: un’aiuola che non finisce quando finisce l’inaugurazione.
MILO: Era proprio l’idea.
Dai giardini ai campi
BRUNO: Milo, però ho trovato delle fotografie di una cantina. Abbiamo cominciato a fare il vino?
MILO: No, Bruno. Siamo a Mascali, alle Cantine La Contea. Dal 9 al 15 marzo Filippo Porro, di AZIONIfuoriPOSTO, e Biagio Cavallo hanno lavorato alla residenza Sogni al Campo.
BRUNO: Quindi anche una cantina può diventare un luogo per l’arte?
MILO: Certo. IterCulture non porta gli artisti soltanto nei teatri. Lavora spesso in luoghi non convenzionali: strade, piazze, cortili, case, spazi naturali. E qualche volta anche sui grandi palcoscenici. L’importante è che l’incontro abbia senso per l’opera, per chi la crea e per chi la incontra.
Il 14 marzo il percorso di ricerca è stato condiviso con il pubblico. Fotografie, immagini, racconti, momenti di ascolto e convivialità restituiscono qualcosa dell’atmosfera di quei giorni: un lavoro che si è lasciato attraversare dal luogo che lo ospitava.
BRUNO: Ma chi vi ha aperto le porte?
MILO: Ludovica Lombardo e tutta la famiglia Lombardo Toscano. La loro ospitalità e il loro sostegno hanno reso possibile vivere e condividere la residenza in quel luogo.
BRUNO: Allora dobbiamo ringraziarli.
MILO: Assolutamente sì. Perché un progetto così non nasce soltanto dal lavoro degli artisti: ci sono persone che scelgono di accoglierlo.
BRUNO: Dario Grasso era lì con la videocamera. Bene. Almeno se perdo il filo possiamo riguardare tutto.
MILO: È anche per questo che documentare conta: non per accumulare file, ma per conservare le tracce degli incontri.
Corpi, domande e nuovi incontri
Marzo non è stato soltanto il mese delle residenze. Dal 27 al 31 marzo Ilenia Romano ha lavorato al CSR di Viagrande nell’ambito di Risuonare, un percorso che porta la pratica del movimento e della danza in relazione con persone e contesti diversi.
BRUNO: Ma Ilenia non stava anche lavorando a una sua creazione?
MILO: Sì. Sono due percorsi distinti. Tra il 25 marzo e il 2 aprile ha portato avanti anche la residenza artistica di Postcard from xxx, il lavoro che in seguito prenderà il nome di TILT. La sua ricerca artistica l’abbiamo già incontrata nel capitolo precedente: qui seguiamo invece l’altra parte del suo lavoro, quella con Risuonare.
BRUNO: Una persona, più storie.
MILO: E non è l’unica.
Nel frattempo proseguivano gli incontri e le attività formative. I Comizi dedicavano attenzione anche all’accessibilità e agli strumenti per guardare, discutere e scegliere insieme le arti performative. Fra gli appuntamenti di questo periodo ci sono stati gli incontri online con Flavia Dalila D’Amico, fra la fine di marzo e l’inizio di aprile.
BRUNO: Ma un webinar non è una cosa un po’ noiosa?
MILO: Dipende da quello che succede. Se serve a fare domande nuove e a cambiare il modo in cui guardiamo un lavoro, può essere tutt’altro che noioso.
BRUNO: Io faccio domande nuove in continuazione.
MILO: Lo sappiamo. Alcune perfino durante la colazione.
Con Futuri Possibili proseguivano inoltre occasioni di formazione per chi lavora — o desidera lavorare — nell’organizzazione e nella progettazione culturale. E prendevano avvio anche i tirocini IterCulture del 2026: altre persone entravano nel lavoro quotidiano dell’associazione, imparando a conoscerne i progetti dall’interno.
BRUNO: Quindi c’è chi guarda gli spettacoli, chi li organizza, chi studia come renderli accessibili, chi prova a raccontarli…
MILO: E chi tiene insieme tutte queste cose. Le persone vengono prima dei format, ricordi?
BRUNO: Sì. E ogni tanto i format dovrebbero ricordarselo.
Le voci di Ciliegine
In mezzo agli appuntamenti, alle prove e alle riunioni, continuava anche Ciliegine, il vodcast di IterCulture. Il 6 marzo la quinta puntata aveva incontrato AZIONIfuoriPOSTO e Riccardo Buscarini; il 20 marzo, nella sesta, le conversazioni si erano spostate su Flavia Dalila D’Amico e Gaia Clotilde Chernetich.
BRUNO: Io adoro Ciliegine. Finalmente un posto dove si può parlare seriamente e fare domande impreviste.
MILO: Soprattutto la seconda cosa, per quanto ti riguarda.
Intorno al microfono si alternavano Dario, Valerio, Robertavenera e le altre persone coinvolte nelle puntate. Bruno, naturalmente, rivendicava il diritto di partecipare a ogni conversazione, anche quando il suo contributo principale consisteva nel guardare l’ospite con un’espressione molto interrogativa.
BRUNO: Per la cronaca, io ascolto molto.
MILO: Vero. E poi chiedi quello che nessuno aveva pensato di chiedere.
BRUNO: È il mio metodo scientifico.
MILO: Non so se Alessandro Pontremoli lo chiamerebbe così.
BRUNO: Possiamo chiederglielo nella prossima puntata.
La scuola, il movimento, la primavera
Il 25 marzo, al Liceo Emilio Greco di Catania, Francesca Santamaria ha portato GOOD VIBES ONLY (beta test) nel confronto con gli studenti. Un appuntamento che ha accostato la dimensione performativa a quella laboratoriale, aprendo uno spazio di esperienza e di dialogo dentro la scuola.
BRUNO: Quindi avete portato uno spettacolo dentro una scuola.
MILO: E la possibilità di confrontarsi direttamente con un’artista e con il suo lavoro. Per IterCulture conta anche questo: far conoscere linguaggi che magari non si incontrerebbero nel proprio quotidiano.
BRUNO: Perché non si può scegliere quello che non si sa che esiste.
MILO: Esattamente.
Fra l’aiuola di Piazzale Kennedy e l’incontro con Francesca Santamaria, marzo aveva già mostrato una parte importante del lavoro di IterCulture: uscire dai luoghi consueti, aprire occasioni di conoscenza e lasciare che artisti, studenti, persone e territori si incontrino davvero. E intanto la primavera stava soltanto cominciando.
La primavera bussa. Bruno resta a casa.
BRUNO: Milo, aspetta. Ma siamo ancora a marzo?
MILO: Sì, Bruno.
BRUNO: Abbiamo fatto residenze artistiche, incontrato studenti, lavorato con persone di tutte le età, piantato un’aiuola, dipinto pietre, organizzato incontri, registrato Ciliegine… E adesso?
MILO: Adesso comincia la primavera.
BRUNO: COME COMINCIA?
MILO: Con la prima edizione di Assaggi di Primavera. Un programma che ci accompagnerà fino alla fine di maggio, tra spettacoli, laboratori, residenze, incontri, formazione e tante altre attività.
BRUNO: Quante?
MILO: Tante.
BRUNO: Dieci?
MILO: Di più.
BRUNO: Cento?
MILO: Bruno…
BRUNO: Milo, io sono un peluche. Ho bisogno di sapere se devo preparare una valigia.
Milo sorrise e chiuse il calendario. Non perché avessero finito, ma perché, per una volta, non era necessario leggerlo tutto.
MILO: Sai una cosa? Non racconteremo ogni singolo appuntamento. Altrimenti questa storia diventerebbe lunga quanto il programma di Teatri Riflessi.
BRUNO: E io non riuscirei più a trovare il mio posto tra le pagine.
MILO: Sceglieremo alcuni momenti, alcune persone, qualche fotografia. Quanto basta per capire che cosa facciamo, perché lo facciamo e che cosa può succedere quando qualcuno decide di portare l’arte dove prima non c’era.
BRUNO: E io? Devo venire a tutti gli appuntamenti?
MILO: Assolutamente no. Qualcuno deve pur sorvegliare la casina.
BRUNO: Ah! Una responsabilità istituzionale.
MILO: Importantissima.
BRUNO: Con diritto alle coccole?
MILO: Direi che Biagio e Bianca possono occuparsene.
Bruno si sistemò vicino alla finestra. Da lì poteva vedere Billi correre felice in campagna, inseguendo le sue palle con quella concentrazione assoluta che soltanto un cane davanti al suo gioco preferito può avere.
In casa c’erano Biagio e Bianca. C’erano le loro zampe, i loro respiri, il calore tranquillo delle giornate condivise. E c’era Bruno, naturalmente, che aveva deciso di prendere molto sul serio il proprio nuovo incarico.
BRUNO: Milo?
MILO: Dimmi.
BRUNO: Se voi andate in giro a fare tutte queste cose, poi tornate a raccontarmele?
MILO: Sempre. E qualche volta potrai venire anche tu.
BRUNO: Allora va bene. Io tengo d’occhio la casa. E Billi.
MILO: Billi non credo abbia bisogno di essere sorvegliato.
BRUNO: Infatti. Sto studiando come fa a essere così felice con una palla. È una ricerca.
MILO: Una residenza artistica?
BRUNO: No. Una residenza domestica. Con pensione completa e coccole incluse.
Fuori, la primavera aveva già cominciato a muoversi. A Piazzale Kennedy le pietre colorate dei bambini erano al loro posto. Nelle scuole e negli altri spazi del territorio si preparavano nuovi incontri. Artisti e operatori arrivavano, ripartivano, si conoscevano, tornavano.
E mentre IterCulture si preparava a due mesi pieni di cose da fare, Bruno imparava qualcosa che non aveva trovato in nessun programma: si può appartenere a una storia anche restando a casa, sapendo che qualcuno tornerà a raccontartela.
Dalla finestra, Billi aveva appena ritrovato una delle sue palle.
BRUNO: Milo! Credo che Billi abbia appena inventato un nuovo spettacolo!
MILO: Come si intitola?
BRUNO: Assaggi di Primavera. La palla non si ferma.
MILO: Speriamo almeno che non chieda una residenza.
BRUNO: Troppo tardi. Ha già occupato tutto il giardino.