conTatto: il festival che si lascia attraversare
Nel 2025 il festival diventa un luogo in cui le differenze possono avvicinarsi senza sparire. Bruno apre l’album; Milo prova a seguirne i fili, dalle piazze alle residenze, dai palchi alle persone.
Sono pronto! Hai promesso che dopo il circo avremmo aperto l’album del concorso internazionale. Sulla copertina leggo «conTatto», con quella T che sembra volersi far notare. Devo stringere la zampa a tutti?
Puoi cominciare da una domanda. Che cosa succede quando due persone, due lingue o due storie si incontrano davvero? Nel tema dell’edizione, conTatto è sia vicinanza sia cura: significa accorgersi dell’altro senza pretendere che diventi uguale a noi.
Quindi io posso rimanere un peluche enorme, emotivo e talvolta coperto di zucchero, mentre gli artisti restano artisti?
È una condizione irrinunciabile. Guarda la superficie dell’Etna: aspra, segnata dal passaggio della lava, eppure capace di accogliere nuova vita. Il festival prende sul serio questa immagine. Porta linguaggi contemporanei fuori dai luoghi consueti e invita le persone ad avvicinarsi con curiosità, non con un esame da superare.



Aspetta, Milo. Sotto la grafica c’è una persona vera? Mi viene voglia di guardarla con più attenzione, prima di girare pagina.
Sì. Dario racconta che Babak Safari, artista iraniano che firma l’immagine dell’edizione, ha lavorato a partire dal corpo di una donna iraniana rimasta anonima. Nell’immagine del conTatto ci sono la pelle, la vicinanza, il desiderio di poter mostrare il proprio corpo. Per loro è anche una presa di parola politica: quel corpo, così esposto allo sguardo, richiama la libertà delle donne di scegliere come essere viste e rappresentate.
Un riconoscimento, molte responsabilità
Ho sentito pronunciare «Ministero della Cultura» in ufficio. Avevo immaginato un funzionario che arrivava con una medaglia e una torta.
La torta sarebbe stata apprezzata. Nel 2025 il Fondo Nazionale per lo Spettacolo dal Vivo riconosce il lavoro di Teatri Riflessi per la promozione della danza e la formazione del pubblico. È il risultato di pratiche coltivate negli anni: la visione accompagnata, le conversazioni, il rapporto con i territori e la possibilità di incontrare opere che sembravano lontane.
Allora il riconoscimento riguarda anche chi siede in platea e magari alza la mano per dire «non ho capito»?
Soprattutto la libertà di fare quella domanda. L’arte non si rende accessibile chiedendo alle persone di tacere per paura di sbagliare. Servono tempo, parole, interpreti, sopratitoli, percorsi con le comunità e disponibilità a cambiare il programma quando l’incontro lo richiede. È una scelta culturale e politica, con risorse e lavoro reali dietro.
E le reti di cui parla sempre Orazio? Quando lo sento nominare Anticorpi, Vetrina e ResiDance penso a un supereroe con un’agenda mostruosa.
Network Anticorpi XL mette IterCulture in dialogo con realtà che sostengono la giovane danza d’autore: attraverso Danza Urbana XL, la Vetrina e ResiDance XL, opere e persone attraversano territori diversi. A queste relazioni si intrecciano ADEP-AGIS, il lavoro con Linee Continue e i rapporti internazionali costruiti con programmatori, artisti e centri culturali. Alcune alleanze diventeranno ancora più forti: le troveremo in un’altra scatola.
La piazza non chiede il biglietto da visita
Allora «politico» vuol dire mettere un palco in piazza?
Vuol dire anche domandarsi chi può esserci e chi può prendere parola. Il Concorso Internazionale di Corti Performativi riceve 383 candidature, oltre la metà dall’estero, da circa cinquanta Paesi. Tredici opere arrivano a Zafferana, cinque alla finale. Ma fra piazza, parco e teatro non arrivano soltanto compagnie: arrivano residenti, giovani, persone che non si conoscevano, ospiti di altri Paesi e chi passa lì per caso.
Per caso? Quindi qualcuno entra per un gelato ed esce con un’opinione sulla danza contemporanea?
È successo più di una volta. That’s All di Davide Tagliavini porta in Piazza Umberto I un’opera scelta da Danza Urbana XL. Il parco ospita le compagnie del concorso, (e poi entrarono i cinghiali) di Simone Lorenzo Benini, Somewhere di Lucia Guarino e Ilenia Romano e Oratoria di Anna Dankova. Altre opere si incontrano in luoghi più intimi, come Sovraccarico di Damiano Scavo da ORO d’Etna. Cambia lo spazio, cambia il modo di stare vicini.
Piazza, parco, vigna
Mi piace quel «per caso». Non tutti nascono sapendo che vogliono guardare la danza. Io, per esempio, ero convinto di essere destinato esclusivamente alle coccole.
Però i tredici corti del concorso da dove vengono? Sfoglio il catalogo e sembra un atlante: qualcuno arriva dall’altra parte dell’Europa e qualcuno ha attraversato un oceano.
Apriamo le pagine: dalla Slovenia arriva Fabla Collective con Do Birds Dream of Flying?; dalla Francia Andrea Givanovitch con LeatherBetter; dal Canada Rebecca Margolick con Bunker. A volo d’angelo di Canzi / Cottini e GOOD VIBES ONLY di Francesca Santamaria arrivano dall’Italia. Queste cinque opere torneranno davanti al pubblico della finale, dopo essersi incontrate con le altre nelle semifinali.
E le altre? Non chiudere l’atlante proprio adesso: sul bordo vedo ancora pagine segnate con biglietti e appunti.
Ci sono DISCO 142 di Ferenc Fehér dall’Ungheria, Tales to Disturb di Laura Daelemans dal Belgio, Oru & Kreya di EYAS Dance Project dalla Spagna e Part One di Anna Ozerskaia dalla Svezia. Block di Zhang Yutong e Li Tuokun arriva da Hong Kong; Speechless di Heung Won Lee attraversa Corea del Sud e Lituania, mentre il lungo titolo del lavoro di Vasilii Berezin accompagna una ricerca tra Estonia e Francia. Dalla Sicilia arriva anche Politicamente Scorretto! di Gianluca Iumiento. Alcune resteranno sul palco per una sola sera; le conversazioni che iniziano qui potranno durare molto più a lungo.
Una pagina immaginata da Milo e Bruno come un appunto di Robertavenera, che nel 2025 seguiva il Concorso e le compagnie.
Il foglio di Robertavenera · 13 corti
17 e 18 luglio: semifinali in piazza e al Teatro Falcone e Borsellino. 19 luglio: tornano i cinque finalisti ★
- Do Birds Dream of Flying? · Fabla Collective ★
- A volo d’angelo · Canzi / Cottini ★
- Block · Zhang Yutong e Li Tuokun
- Bunker · Rebecca Margolick ★
- DISCO 142 · Ferenc Fehér
- GOOD VIBES ONLY (beta test) · Francesca Santamaria ★
- LeatherBetter · Andrea Givanovitch ★
- Part One · Anna Ozerskaia
- Oru & Kreya · EYAS Dance Project
- Speechless · Heung Won Lee
- Tales to Disturb · Laura Daelemans
- When the mouth died the other body parts were deciding which of them would bury it · Vasilii Berezin
- Zhèngzhì bù Zhèngquè! (Politicamente Scorretto!) · Gianluca Iumiento
★ Finalisti · Il catalogo completo è nell’archivio · Robertavenera
I tredici corti in concorso
Uno scatto per ciascuna delle tredici opere selezionate per il Concorso Internazionale di Corti Performativi.
Quindi non è una gara fra bandiere. Quello che mi interessa è che cosa succede quando si siedono tutti allo stesso tavolo.
Prima di sederci con loro, guarda il foglio che ho disegnato per il nostro album. Ogni cifra è una porta: dietro ci sono incontri, domande e persone che ancora non conosci.
Hai già scritto anche i numeri dell’autunno? Allora il foglio arriva dal futuro! Però hai ragione: venti ospiti non sono venti caselle. Voglio sapere chi sono e che cosa si raccontano.
L’ho compilato dopo, quando il 2025 era diventato memoria. Dell’autunno apriremo la scatola più avanti. Adesso seguiamo quelle persone: alcune erano già amiche del festival, altre lo hanno scelto per la prima volta.
Ci si incontra
Guardare insieme è già una scelta
Continui a parlarmi delle opere e di chi le guarda. Ma chi sono le persone sedute ai tavoli, quelle che arrivano da altre città e da altri Paesi? Le vedo ascoltare, prendere appunti, poi parlare con le compagnie per ore.
Sono una parte essenziale del Concorso. Guarda quella fotografia: Rita Di Leo torna a Zafferana. Ricordi Swan di Gaetano Palermo, che nel 2024 aveva portato la danza in piazza? Rita ne era l’interprete; adesso arriva anche con lo sguardo di chi programma il Canile Drammatico Festival e lavora con la Fondazione Federico Cornoni. Una persona incontrata attraverso un’opera torna con una nuova possibilità di dialogo. Accade anche con Christel Grillo, che porta l’esperienza del Network Anticorpi XL da Ravenna, e con Iztok Kovač, che arriva da Lubiana. Sono fra le persone della Commissione Programmazione: guardano i corti pensando anche a dove potrebbero vivere dopo Zafferana.
Rita! Adesso ricordo. Ma vedo altri ospiti discutere la stessa opera senza parlare di una prossima data. Uno dice una cosa, un’altra risponde il contrario, e tutti ascoltano.
È la Commissione Ricerca & Critica. Piersandra Di Matteo porta la sua ricerca sulla scena; Corinne Bove osserva il lavoro dalla prospettiva della critica; Alessandro Pontremoli interroga il rapporto fra opera, storia e pubblico. Con loro ci sono altre voci italiane e internazionali, mentre nella Programmazione siedono persone di festival e centri dalla Sicilia alla Bulgaria. Non devono essere tutte d’accordo. Il confronto, quando è attento, offre agli artisti molto più di una classifica. Nell’archivio dell’edizione possiamo ritrovare tutti i nomi; io e te proviamo a ricordare ciò che si sono detti e le relazioni che ne sono nate.
Quindi una compagnia non sale sul palco solo per sentire una giuria dire «bravi»? Può trovare qualcuno che desidera seguirne il lavoro?
Esattamente. E chi guarda da professionista non possiede l’ultima parola. Alle commissioni si affiancano una Giuria Giovani di persone che si formano alla visione, la Giuria Comizi di cittadini e cittadine e una Giuria della Finale fatta di voci del territorio, della scuola e della cultura. Tutti portano competenze ed esperienze differenti: il confronto fra quei giudizi è una parte viva del concorso. Anche Rita Pagano, dirigente dell’Istituto Santo Calì di Linguaglossa, è nella Giuria della Finale. Tieni a mente il suo nome: lo ritroveremo presto.
Lo tengo. E voglio sapere come parlano fra loro, senza aspettare la votazione finale.
Nei TRForum del 16, 17 e 18 luglio pubblico, compagnie e ospiti internazionali hanno tempo per spiegarsi, dissentire, chiedere, cambiare idea. I percorsi della Giuria Giovani e della Giuria Comizi preparano quelle domande; interpreti e sopratitoli permettono di farle viaggiare tra lingue diverse. Anche un’artista che non riceverà un premio può trovare lì un incontro decisivo. Per IterCulture il forum non è l’intervallo prima della serata: è uno dei luoghi in cui il festival prende forma.
Confrontarsi sulle opere
Ma quando il forum finisce, vedo che nessuno va via. Una compagnia parla con chi dirige un festival, un’altra mostra un video, qualcuno prende appuntamento. È ancora parte del programma?
È uno dei suoi momenti più importanti. Artiste e artisti vengono a incontrare chi programma, oltre che a presentare un’opera. Una direttrice può chiedere di ospitare un corto; un centro può proporre una residenza; un festival può comprare uno spettacolo per la propria stagione; due persone possono decidere di lavorare insieme. I colloqui continuano tra il parco, i tavoli del pomeriggio e le serate. Per questo IterCulture invita professionisti da città e Paesi diversi e crea le condizioni perché restino, guardino più opere e abbiano tempo di conoscersi.
Quindi il premio è soltanto la parte che riesco a vedere dal palco. Le altre possibilità nascono quando qualcuno dice: «Questa ricerca mi interessa, parliamone».
Proprio così. Dal 2025 usciranno inviti a festival e spazi in Sicilia, Toscana, Sardegna e Slovenia, possibilità di residenza e collaborazione a Lubiana e Sofia, e nuove occasioni di circuitazione. Alcune sono assegnate come premi, altre iniziano con una conversazione che continuerà dopo la partenza da Zafferana. Nel prossimo racconto apriremo le schede e leggeremo a quali opere sono legate: per adesso guarda il movimento delle persone. È questo che fa di Teatri Riflessi anche un luogo di lavoro per la scena contemporanea.
Il pubblico diventa parte della storia
Nel progetto Comizi, che guarda anche ai Comizi d’amore di Pasolini, cittadini e cittadine imparano a guardare insieme e a discutere senza dover trovare un’unica risposta. Ci sono la Giuria Comizi, la Giuria Giovani e i Cuttigghianti, artisti del territorio che accendono conversazioni fra un’opera e l’altra. Nei laboratori del 14 e 15 luglio incontrano anche artisti, volontari e staff; un laboratorio con Sandy Silva e Marlene Millar mette poi in gioco ritmo e movimento.
Ho trovato un cartellone pieno di parole, alcune scritte con grafie diverse. «Ponti», «barriere», «confini», «legami», «opportunità»... Sono i titoli di spettacoli che mi sono perso?
Sono tracce nate nei momenti di community building prima del Concorso. Si incontrano staff, volontari Lunaria, artisti in gara e fuori concorso, Giuria Giovani e gruppo Comizi. Ragionano insieme su conTatto prima di ritrovarsi nelle prove e davanti alle opere. Alcune parole finiscono sui cartelloni e restano nel parco, a ricordare le domande aperte durante i giorni successivi.
Le parole che restano appese
Milo sistema i cartoncini; Bruno ne sposta uno per fare posto a chi arriverà domani.
Un piccolo ricordo visivo delle parole emerse dagli incontri, non la riproduzione dei cartelloni originali.
E gli altri foglietti sugli alberi? Ce ne sono così tanti che il parco sembra avere imparato a leggere e a scrivere.
Succede a ogni edizione: i volontari preparano cartoncini colorati con parti dei copioni in concorso, estratti dei libri presentati, pensieri e frasi legati al tema dell’anno. Aggiungono parole nelle lingue dei loro Paesi e appendono anche fogli vuoti, perché il pubblico possa scrivere le proprie. Così, da un albero all’altro, chi passeggia incontra le voci degli artisti, di chi organizza e di chi è venuto semplicemente a guardare.
Questo albero si chiama Wishes & Secrets. Se appendo un desiderio, tutti potranno leggerlo? E se voglio affidargli qualcosa che deve restare soltanto mio?
Scrivi su un foglio colorato ciò che vuoi regalare agli altri: un augurio, un pensiero, un sogno. Poi appendilo ai rami. Per ciò che vuoi tenere privato c’è una scatola o una bottiglia sotto l’albero: il segreto si conserva lì, senza essere esposto. Così il parco si colora delle parole condivise e custodisce quelle che scegliamo di non mostrare.
Parole tra gli alberi
Allora potrei scrivere «nessun confine dovrebbe impedire a un peluche di chiedere un abbraccio». Però ne lascio uno vuoto: voglio scoprire che cosa scriverà qualcun altro.
«Cuttigghianti»! Persone autorizzate a fare cuttigghiu sull’arte? Mi candido. Voglio chiedere a tutti perché un corto li ha commossi o fatti arrabbiare.
Fallo. La loro presenza racconta il senso del progetto meglio di una scritta su un manifesto: le persone del territorio discutono con chi crea e con chi programma. La comunità assegnerà perfino un Premio Comizi: sceglierà un’artista da invitare a lavorare con loro in autunno.
Un momento. So chi ha vinto il premio di quest’anno, perché c’ero. Ma nel 2025 chi hanno scelto? Milo, non girare pagina così lentamente!
Tieni a mente la domanda. Nel parco, Visioni Contemporanee mostra videodanza e opere nei visori VR, mentre ISOLE dedica uno spazio video agli artisti e alle artiste con legami con la Sicilia. Ma se adesso seguiamo quelle persone con i libri sotto il braccio, troviamo un altro cuore del festival.
Altri modi di stare nel parco
Aspetta: sul tavolo dei visori ho trovato i nomi PRO|D|ES, COORPI e Cro.me. Anche loro fanno parte delle persone che rendono possibile questa stanza?
Sì. Il lavoro con PRO|D|ES, COORPI e Cro.me fa viaggiare film di danza e nuovi modi di guardare; nel percorso dei visori c’è anche ZED Festival. E nel parco ritrovi Rosanna La Malfa e le persone di TRMood, legate al festival da tanti anni, così come Alberto Pandolfo, che lo sostiene fin dai tempi dei Benedettini. Ogni edizione tiene insieme presenze nuove e affetti che tornano.
Parole, libri e trenta voci sotto l’Etna
Finalmente! Ho visto Emanuela spostare sedie, cercare un libro e raccogliere bambini curiosi nello stesso pomeriggio. Che cosa succedeva in TestiRiflessi?
Succedeva che il testo incontrava la scena e le persone. Piersandra Di Matteo parlava di ascolto e voce con Alessandro Pontremoli. Poco dopo, Gaia Clotilde Chernetich riportava la discussione a una domanda concreta: come si costruiscono pratiche di accessibilità nelle arti performative? Bruno, immagina una persona che il pomeriggio ascolta quella conversazione e la sera torna a vedere uno spettacolo: forse noterà qualcosa che il giorno prima non avrebbe saputo cercare.
E quel signore che rideva con Grazia tenendo un libro in mano? Sembrava una conversazione che poteva continuare fino a notte.
Era Valerio Mieli, che presentava Scelgo tutto con Grazia Calanna. Carmela Piccione, invece, apriva con 1960 Passi di danza un viaggio nella storia della danza, sempre in dialogo con Pontremoli. Non erano parentesi fra uno spettacolo e l’altro: quelle parole davano forma alle domande che il pubblico avrebbe portato con sé davanti alla scena.
Libri e sguardi sulla scena
TestiRiflessi · la pagina delle domande
Milo scrive sul bordo: «Da portare con noi anche quando si spengono le luci».
- 13 luglio: Flavia Dalila D’Amico, Lost in Translation. Le disabilità in scena.
- 17 luglio: Piersandra Di Matteo e Alessandro Pontremoli · ascolto, voce e affetti nella performance.
- 18 luglio: Gaia Clotilde Chernetich e Alessandro Pontremoli · pratiche di accessibilità; Valerio Mieli e Grazia Calanna · Scelgo tutto.
- 19 luglio: Carmela Piccione e Alessandro Pontremoli · 1960 Passi di danza.
- 20 luglio: Radice poesia, curata da Grazia Calanna · oltre trenta voci del territorio.
Una pagina per tornare ad ascoltare · Milo
E chi era troppo giovane per sedersi a un incontro sulla drammaturgia? Aveva una stanza segreta piena di storie?
Aveva TestiRiflessi per giovani sguardi. Da un tavolo arrivavano le storie e i disegni di Paola Marchese, da un altro i miti reinventati con Pina Spinella; nei giorni successivi Anastasia Licciardello e Barbara Mileto aprivano altri libri, e Pippo Scudero portava le sue filastrocche. Emanuela Di Grigoli teneva vivo questo spazio dentro il festival. Alla fine della settimana, circa trenta poeti e poetesse del territorio leggevano insieme in Radice poesia: conTatto entrava nel parco con le loro voci.
Storie da inventare insieme
Il foglietto di Bruno · giovani sguardi
«Se c’è un laboratorio con le storie, posso partecipare anch’io?»
- Paola Marchese · Le viti del tempo, gioco e racconto.
- Pina Spinella · miti, leggende e rinascita tra parole e illustrazioni.
- Anastasia Licciardello · Biscrudo. La storia di un biscotto crudo.
- Barbara Mileto · lettura ad alta voce di Le rose di Gerico.
- Pippo Scudero · le filastrocche di Luglio Agosto Settembre.
Da rileggere insieme a Emanuela e Grazia · Bruno 🐻
Trenta voci! Allora il tema non era soltanto scritto su un manifesto. Lo potevi sentire cambiare in bocca alle persone.
Adesso capisco perché in ufficio ci sono cuffie, visori, libri, cartelline e almeno una persona che cerca un cavo. È una festa con molte porte d’ingresso.
Futuri Possibili ha molti nomi
Ogni volta che apro una cartellina trovo un nome nuovo. Milo, sei sicuro che il festival abbia abbastanza spazio per tutte queste persone?
È una delle ragioni per cui esiste Futuri Possibili. Nel 2025 trentacinque giovani under 30 attraversano percorsi di formazione e professionalizzazione nell’organizzazione, nella comunicazione e nella mediazione linguistica e culturale. Ci sono tirocini, affiancamenti, volontariato internazionale e responsabilità vere. Quattro persone che avevano iniziato a conoscere IterCulture da giovani diventano parte stabile del lavoro dell’associazione; altre scoprono competenze da portare altrove. Sono strade diverse, tutte importanti.
Quindi Futuri Possibili non è una stanza dove distribuite diplomi con scritto «da grande farai...»?
Per fortuna no. Non si decide al posto di qualcuno. Si offre la possibilità di provare, imparare insieme a chi già lavora, scegliere se restare, collaborare o partire. Ricordi Robertavenera, Giuliana, Sofia e Simona? La loro crescita è un pezzo di questa storia. E anche chi arriva soltanto per un periodo può lasciare qualcosa che resta.
Come le interpreti! Ho visto Giorgia, Sylvie ed Emanuela passare da una lingua all’altra senza perdere il filo. Io a volte dimentico la domanda mentre la sto facendo.
Giorgia Previtera, Sylvie Chiechio ed Emanuela Bonaventura lavorano nel gruppo di interpretariato e sopratitolazione insieme a Sofia Fasone e Valerio Verzin; Melisa Privitera interpreta in LIS. È un lavoro di preparazione, ascolto e presenza che permette a pubblici, artisti e operatori di parlarsi davvero. Un forum in più lingue funziona perché qualcuno custodisce con precisione quello che ogni persona vuole dire.
Una scena, molte lingue
E Dasha? La riconosco subito: saluta me e poi va a cercare Bianca, Biagio e Billi. I suoi controlli del sito finiscono spesso in una riunione con gli animali.
Dasha Rekhtet e Serena Grasso arrivano attraverso i tirocini universitari. Dasha lavora sul sito e continuerà a occuparsene; Serena segue il marketing: progetta e scrive su Google Moduli i questionari rivolti al pubblico e li somministra durante il festival. E sì, vuole bene a tutti gli animali della casa. Nel gennaio del 2025 è arrivato Billi, il grande pastore tedesco che si è unito a Bianca e Biagio nella vita di Dario e Orazio: anche lui è entrato nei ricordi di questo anno pieno.
Imparare facendo
Voglio lasciare qui una fotografia di loro tre. Le pagine dei nostri racconti devono custodire anche chi ci ha fatto compagnia a casa.
La lasceremo qui con amore. Sappiamo quanto mancano oggi Biagio e Billi; non serve raccontare il dolore per dire che sono parte della famiglia e di questa storia. Possiamo ricordarli mentre sono insieme a Bianca, nelle giornate in cui l’ufficio aveva anche le loro voci e i loro passi.
Ho trovato altri nomi sul retro delle foto: Crina è tornata? E chi prepara tutto quello che succede tra uno spettacolo e l’altro?
Sì, Crina Datcu torna nell’area StuzzicaMente. Immaginala accanto a Silvia Musarra e Giacomo Rossin mentre il parco si prepara ad accogliere le persone. Poco più in là Veronica Parlagreco risolve una questione di accoglienza prima che diventi un problema; Valeria Buta trova un’inquadratura, Dario Grasso segue il movimento con la videocamera. Nel backstage c’è Claudia Regio; Claudia Migliori e Valerio Santi tengono insieme la parte tecnica, con il service di Nino Manuli. Le illustrazioni che hai visto in giro portano la mano di Babak Safari. Questi incontri fra mestieri sono parte del racconto, Bruno.
Le persone tengono insieme i luoghi
Potrei continuare a girare i fogli per ore. In alcune foto riconosco le persone del TRWorkCamp; in altre non so ancora chi siano. Promettimi che i nomi non finiranno dietro la parola «staff».
Te lo prometto. Ricordi Kateryna Levytska, Ginger Kate, che aiutava Giuliana a coinvolgere tutti nel flashmob? Nel TRWorkCamp non era sola: Agnese Verrone coordinava un gruppo di persone arrivate da Paesi diversi, con Kamila, Sofi, Anahit, Clàudia, Dylan, un’altra Kateryna, Sofia, Barbora e Matiss. Si lavorava, si mangiava, si rideva e ci si insegnavano cose a vicenda. Lo stesso scambio attraversava gli incontri con gli artisti e le giurie. Anche questa è formazione: tornare a casa con persone da richiamare, oltre che con capacità nuove.
Il lavoro condiviso del TRWorkCamp
Il foglietto di Bruno · TRWorkCamp
«Undici nomi. Non voglio perderne nemmeno uno. Ginger Kate, per favore, scrivi bello grande!»
- Kamila Chernietsova
- Sofi Diloyan
- Anahit Gevorgyan
- Clàudia Izquierdo Llosa
- Dylan Van Leeuwen
- Kateryna Levytska
- Kateryna Neshtenko
- Sofia Radoslavova Jablianova
- Barbora Viktória Tereščáková
- Agnese Verrone
- Matiss Zabello
Agnese coordinava il gruppo; Kateryna Levytska è la nostra Ginger Kate · Bruno
Ecco il mio gioco preferito: collegare le persone a quello che facevano. Aspetta, Milo: posso tracciare più di una freccia per qualcuno?
Certamente. Queste sono alcune delle responsabilità nel 2025, prese dai credits del festival. Le frecce aiutano a orientarsi, ma le persone hanno collaborato anche oltre il proprio incarico.
Collega i nomi ai mestieri · il gioco di Bruno
Le righe sono mischiate: segui le frecce colorate!
- Dario D’Agata → Ideazione e direzione artistica
- Valerio Verzin → Direzione artistica, traduzione e interpretariato
- Robertavenera Gambino → Segreteria organizzativa e Concorso
- Orazio Morace → Networking e logistica
- Sofia Fasone → Relazioni pubbliche e interpretariato
- Giuliana Trovato → Amministrazione, marketing e accessibilità
- Simona Trovato → Social media
- Emanuela Di Grigoli → Attività letterarie e arricchite
Per continuare: Claudia Migliori e Valerio Santi seguono la direzione tecnica, Claudia Regio il backstage, Veronica Parlagreco l’accoglienza, Valeria Buta le fotografie, Dasha Rekhtet il sito, Serena Grasso i questionari e la loro somministrazione al pubblico. Molte altre mani e competenze attraversano l’album.
«Io mi occupo delle coccole!» · Bruno
Otto frecce sono poche! Ho visto persone accanto ai visori, dietro una videocamera, al tavolo dei libri e a quello degli interpreti. Mi dai anche il retro del foglio?
Certo. Ho ricopiato i credits dell’edizione per conservare tutti i nomi delle persone che hanno lavorato a queste attività. Alcune le hai già incontrate nel racconto; ora puoi ritrovarle vicino al loro incarico.
Il retro del foglio · le altre mani del 2025
Bruno ha segnato le persone già nel gioco con un piccolo «le conosco!» sul margine. Qui continua la mappa.
Interpretariato e sopratitoliEmanuela Bonaventura, Sylvie Chiechio, Giorgia Previtera; Melisa Privitera per la LIS. Con Sofia Fasone e Valerio Verzin.
Sito e questionari per il pubblicoDasha Rekhtet (sito) e Serena Grasso (ideazione, scrittura e somministrazione dei questionari).
Accoglienza e logisticaVeronica Parlagreco, con Robertavenera Gambino e Orazio Morace nei rispettivi ambiti.
StuzzicaMenteCrina Datcu, Silvia Musarra e Giacomo Rossin.
Fotografie, video, illustrazioniValeria Buta, Dario Grasso e Babak Safari.
Tecnica e backstageClaudia Migliori e Valerio Santi alla direzione tecnica; Claudia Regio nel backstage; Nino Manuli con Disco Express per il service.
Libri, poesia e incontriGrazia Calanna cura TestiRiflessi per giovani sguardi e Radice poesia; Alessandro Pontremoli modera TestiRiflessi; Greta Pieropan modera ISOLE. Con Emanuela Di Grigoli per le attività letterarie.
Selezione dei cortiNel comitato consultivo anche Ilenia Romano, Valentina Sineri e Katia Trifirò, con Emanuela Di Grigoli, Robertavenera Gambino, Claudia Migliori, Orazio Morace, Valerio Santi e Giuliana Trovato.
Trascritto dai credits del festival 2025 e dal report annuale · Milo
Le domande rimaste nella zampa
Bruno ha scritto i nomi accanto a ciò che vorrebbe chiedere di nuovo.
- Flavia Dalila D’Amico · Come cambiano una scena e lo sguardo quando prendiamo sul serio l’accessibilità?
- Piersandra Di Matteo · Quante cose può farci sentire una voce prima ancora di vedere un gesto?
- Alessandro Pontremoli · Come si fa spazio alle domande del pubblico, libro dopo libro e incontro dopo incontro?
- Gaia Clotilde Chernetich · Quali pratiche permettono a più persone di incontrare un’opera?
- Carmela Piccione · Se la danza ha una storia così lunga, quale passo ci porterà più avanti?
Milo, questa pagina contiene domande nate dagli incontri; non sono citazioni pronunciate da loro. — Bruno
Una pagina, tante domande
«Chi incontra il festival, e che cosa ci racconta dopo?»
- Dasha Rekhtet · Lavora al sito insieme al team; Bruno sa che trova sempre il tempo per salutare Bianca, Biagio e Billi.
- Serena Grasso · Si occupa del marketing attraverso l’ideazione e la scrittura dei questionari in Google Moduli e la loro somministrazione al pubblico: anche le risposte aiutano a capire chi incontra il festival.
- Veronica Parlagreco · All’accoglienza e nell’assistenza logistica del festival estivo, accompagna gli arrivi e trova soluzioni mentre tutto si muove.
Bruno disegna una porta. Milo aggiunge: «Una parte dell’incontro comincia prima dello spettacolo».
Dietro il palco · appunto macchiato di miele
Sul bordo Bruno aveva scritto un incarico sbagliato. Milo gli ha passato la matita rossa.
- Claudia Migliori e Valerio Santi · Direzione tecnica del festival estivo: coordinano ciò che deve funzionare perché ogni opera trovi il proprio spazio.
- Claudia Regio · Backstage: dove entrate, uscite e tempi si incontrano davvero.
- Nino Manuli · Con Disco Express cura il service tecnico.
Bruno Cirasa — direzione tecnica
Bruno Cirasa — custode del barattolo di miele.
«Ehm. La macchia l’ho fatta io. Il mixer lo lascio a chi lo sa usare.»
Un’opera cresce quando qualcuno le fa spazio
Ricordi le residenze di cui abbiamo parlato nella scatola precedente? Veronica Parlagreco a Viagrande, Jacopo Giacomoni a Trame di Quartiere, Ilenia Romano con Tiziano Palese e Paola Geri. Erano modi diversi di dare tempo e contesto alla ricerca artistica. Nel 2025 INNESTI è ancora un progetto che cerca la propria forma e il riconoscimento ufficiale arriverà soltanto a dicembre. Il lavoro, intanto, esiste già.
E SANDPIT? Ho trovato quella parola su una fotografia. Per un attimo ho pensato a una buca di sabbia a misura di peluche.
È lo studio di Simone Lorenzo Benini e Miriam Budzáková: dopo la residenza a Viagrande Studios nell’ambito di ResiDance XL 2025, lo condividono con il pubblico del festival. Le reti possono offrire a un’opera tempo per tentare, dubitare e trasformarsi; il pubblico incontra una ricerca viva, senza pretendere che ogni gesto sia già definitivo.
Ricerca in movimento
La memoria continua fuori dal festival
Un’altra cartolina porta la data del 19 luglio. È il giorno in cui ricordiamo Paolo Borsellino e le persone della sua scorta. Che cosa c’entra con il festival?
Quel giorno viene presentato un estratto scenico di circa dieci minuti di L’Ultima Estate, l’opera che restituisce a Giovanni Falcone e Paolo Borsellino la loro dimensione umana, oltre alla memoria pubblica del loro impegno. Il 21 agosto lo spettacolo torna a Zafferana nella sua forma completa. Fra il pubblico, in entrambe le occasioni, c’è Rita Pagano, che hai appena incontrato nella Giuria della Finale. Da quelle visioni nascerà con l’Istituto Santo Calì di Linguaglossa l’idea di portare il lavoro nelle scuole in forma laboratoriale, costruendo un percorso di residenza dedicato. Il primo incontro scolastico arriverà nel gennaio 2026.
Una storia che continua
Rita! L’avevo tenuta a mente. E poi la conoscerò ancora meglio, vero? Credo di avere visto alcuni suoi alunni sul palco nell’estate del 2026.
Li hai visti. Insieme a Rita nascerà anche quell’altro progetto, ma questa è una storia che tu puoi raccontare meglio di me quando arriveremo al 2026. Oggi fermiamoci qui: un incontro in giuria, un’opera vista due volte e un’idea che attraversa il confine fra teatro e scuola. A IterCulture piace far viaggiare L’Ultima Estate proprio perché la memoria possa diventare una domanda condivisa, anche con le generazioni più giovani.
Mi hai descritto una comunità intera. E la finale? Ho visto il teatro pieno e persone che discutevano ancora dopo gli spettacoli. Dimmi almeno chi ha vinto!
La finale arriva dopo due serate di semifinali. I premi non sono soltanto un applauso: per alcune compagnie significano risorse, nuove occasioni di circuitazione, incontri di lavoro, residenze. L’anno prima Zafferana era già diventata un luogo che molti desideravano scegliere. Nel 2025 quella fiducia comincia a produrre strade concrete anche dopo luglio.
Però i nomi? E l’artista del Premio Comizi che tornerà in autunno? Sento che stai nascondendo un’intera pagina!
La sto conservando. Dopo l’estate la comunità non si disperderà: incontrerà di nuovo un’artista, e il festival proverà per la prima volta ad abitare anche l’autunno. Apriremo allora la scatola dei premi e quella di Riflessi d’Autunno. Puoi tenere il segnalibro, Bruno.
Aspetta, è caduta una foto da sotto il segnalibro. Quello è Mirko! E vicino c’è Wolly, che riconosco dalle foto delle prime edizioni. Sono venuti anche al festival del 2025? C’è pure Maria Chiara di Trame di Quartiere!
Sì. Mirko Cavallaro e Valentina “Wolly” Finocchiaro tornano a ritrovare le persone e i luoghi di Teatri Riflessi; c’è anche Valentina Sineri, presenza preziosa nella selezione dei corti, e Maria Chiara Salmeri, che tutti chiamano Mariella. Ti ricordi le mostre di Mary Imbiscuso e gli allestimenti delle prime edizioni? Mariella era già lì a prendersene cura. Ora lavora con Trame di Quartiere, alleata sempre più vicina di IterCulture. Un’amicizia nata quando il festival era giovane continua a creare spazi per gli artisti molti anni dopo.
Mi piace che le persone tornino e si ritrovino. Ma allora perché in quella foto sono tutti vestiti a festa?
Perché l’estate del 2025 aveva ancora una gioia da aggiungere all’album. Il 25 luglio Dario e Orazio si sposano in Comune. Il giorno dopo festeggiano a casa, con una cerimonia simbolica affidata a Valerio, sacerdote per l’occasione. Con loro ci sono persone che hai appena riconosciuto al festival e tanti IterCulturini di ieri e di allora. I volontari del WorkCamp erano partiti appena due giorni prima: sembrava impossibile che dopo quelle settimane restasse energia per una festa. E invece c’era.
Guarda quanti sorrisi. Però questa foto non contiene ancora tutti gli IterCulturini che conosco io.
Nel 2026 la famiglia dell’associazione sarà ancora più grande. Questa immagine tiene insieme un momento preciso: persone venute da stagioni diverse della stessa storia che si ritrovano per festeggiare Dario e Orazio. Quando avremo le fotografie della giornata, le metteremo accanto a questa pagina.
Allora lo tengo davvero, il segnalibro. Lo metto di traverso: così quando torniamo si apre subito sulla foto, sui nomi dei premiati e sulla scatola dell’autunno.
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Fotografie della finale e dei premi
Le immagini si muovono
Una playlist intera? Apro i video dell’estate! Prima l’annuncio dei corti selezionati, poi voglio vedere il Concorso prendere vita a Zafferana.
Hai perso le storie precedenti? Ricomincia dall’archivio dei racconti. Per scoprire chi tornerà in autunno, torna alla stessa pagina: Milo e Bruno stanno preparando la prossima scatola.